Sono fragile, dunque SONO

Prima o poi, bisogna sapersi spogliare di tutte (troppe) le difese che uno ha imparato a mettere fra sé e gli altri, fra sé e la vita. Andare avanti con la pretesa di non rimettersi in discussione è una forma di suicidio convenzionale, di inganno universale. Perché l’uomo sicuro di sé è solo un povero illuso che sta sprecando i migliori anni della propria vita ad avere ragione, a badare che tutto sia sotto controllo. La vita sta da un’altra parte. Sgorga in mezzo a coloro che non hanno trovato risposta alle loro domande esistenziali. In mezzo ai naufraghi dell’amore, ai superstiti del tradimento, agli innocenti delle carneficine. Bagna di dolce luce i feriti della speranza, che cercano di salvare almeno il ricordo dell’emozione che li ha portati fino all’abisso. Riscalda i sopravvissuti del sogno infranto, coccola le vittime del gelo interno, i reduci della delusione per quanto poca cosa, alla fin dei conti, sia la realtà. Accompagna i disperati, gli abbandonati, i dimenticati. La vita sa che trionfalismo, superbia, sicurezza e certezza sono solo ridicoli travestimenti della miseria umana.

Tratto dal capitolo 8 di Ozio Lentezza e Nostalgia / Christoph Baker. Edizioni EMI.

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