Passione

Tramonto sull'oceano

Tramonto sull’oceano

Passione è il tempo che si ferma nel tramonto del Sole sul mare

Passione è diventare musica insieme alla canzone che ascolti

Passione è perdersi nel cielo mentre lo osservi

Passione è saper sorridere anche se proprio non ce la fai

Passione è piangere e urlare anche se non vorresti

Passione è rimettersi in gioco, concedendosi all’ignoto perché credi ancora in qualcosa, anche se fa paura

Passione è curare l’amore sempre, senza sosta, alimentandolo giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, altrimenti muore

Passione è fede incrollabile nel Bene, nonostante il male

Passione è scoprire che dopo 13 anni ti amo e ti desidero ancora di più 

Passione è saper attendere il momento giusto, qualsiasi esso sia, qualsiasi sforzo sia necessario

Passione è capire che la vita è, insieme, ordine e caos, e il tuo compito è indirizzare l’energia del caos verso l’Ordine e la Bellezza

Passione è Dio che piange e ride insieme a noi

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Il profeta e la cometa

Giotto - Adorazione dei magi

Giotto – Adorazione dei magi

Una serata che non dimenticherò mai: l’incontro e la conoscenza con un profeta dei nostri tempi.

Lo conoscete già, si tratta di Vito Mancuso, ma stavolta è diverso: l’ho conosciuto di persona ad una serata di presentazione del suo ultimo libro. L’ho salutato e ringraziato. Poi, tornato a casa, ho sentito il bisogno di scrivergli alcune riflessioni via email.
Il mattino dopo ho trovato la sua splendida risposta.
Adesso lo so: è una persona “vera”, che crede in quello che fa e che dice/scrive. Cosa affatto scontata per chi, volente o nolente, è oramai anche uomo di spettacolo.

A mio parere Vito Mancuso sta cambiando l’approccio alla fede di chi, come me, “non ci stava più dentro” con i dubbi.

Dice/scrive cose che mi sembra di sapere da sempre, ma che non riuscivo ad esprimere e a mettere in ordine. E’ la dote di un profeta.

Negli stessi giorni in cui ho conosciuto Vito Mancuso la cometa ISON sembra avere terminato del tutto il suo cammino, sciolta da un passaggio troppo ravvicinato al Sole. Forse il suo compito era di condurmi dal profeta.

Il dolore innocente

Tragedie come quella di ieri, dei profughi in cerca di una vita vera a Lampedusa, mi riportano subito alla mente l’unica domanda davvero fondamentale della nostra vita: perché?

E’ una domanda che ci facciamo da bambini, che la prima volta che senti tuo figlio che te la fa seriamente e non come un ritornello di chi è in cerca di attenzione pensi “Accidenti, è cresciuto!”.

E’ una domanda esistenziale che alla fine ci riporta al senso dell’esistenza e quindi a Dio.

Se questa vita ha un senso, qual’è?

Se l’universo esiste, qualcuno lo ha creato? A volte è così perfetto che mi sembra ovvio che sì, Dio esiste, poi di fronte alle catastrofi naturali mi sembra ovvio che non può essere così.

Di solito quando si pensa a Dio si pensa ad un essere che è onnipotente, cioè che può fare quello che vuole quando e come vuole. Perché quindi se Dio è amore, come ci insegna Gesù Cristo nei Vangeli e come ci dice anche Papa Francesco permette tragedie simili, in cui muoiono bambini e innocenti? Lasciamo perdere stupidaggini come quella che Dio non vuole ma “permette”: sono inutili giri di parole che a mio parere sembrano bestemmie.

D’accordo, quella di Lampedusa è una tragedia nella quale l’uomo ha tante colpe, ma i terremoti no, in quelli l’uomo proprio non c’entra niente, così come nelle malattie genetiche. Quindi la domanda rimane: dov’era Dio durante il terremoto in Emilia dell’anno scorso? Dov’era durante la tragedia di Lampedusa? Dov’era durante la shoah?

Secondo me ha ragione Vito Mancuso. Delle tre frasi seguenti una non può essere vera:

  • nell’universo esiste il male
  • Dio non vuole il male
  • Dio è onnipotente

La prima è un’ovvietà, la seconda una banalità per chi ha fede, la terza un postulato che sembra ovvio e che i nostri padri davano per scontato e ci hanno trasmesso.

Eppure l’onnipotenza di Dio è l’unico dei tre concetti che possa essere messo in discussione da un credente. Ma che Dio sarebbe un Dio che a volte non può agire? Forse esiste qualcosa di più potente di Dio?

Probabilmente non potremo mai rispondere, dobbiamo rassegnarci che alcuni misteri tali resteranno per sempre. Ricordo che da giovane lessi su un bel libro di Astronomia che per capire l’espansione dell’universo dovevamo pensarlo come un palloncino infinitamente sottile che si gonfia, come un oggetto quindi di due dimensioni. Perché? Perché noi siamo esseri immersi nelle tre dimensioni dello spazio più quella temporale e non riusciamo ad immaginarci un’espansione dello spazio in cui viviamo se non facendo finta che una dimensione non esista.

Quindi per analogia dobbiamo rassegnarci anche a non saper rispondere al perché Dio non possa intervenire nelle tragedie. Personalmente apprezzo molto la soluzione che propone nei suoi libri Vito Mancuso: quella di un caos che aumenta (entropia) ma che nello stesso tempo genera strutture che contengono organizzazione e relazione, quindi più ordine e armonia.

Riconosco però che quando vedo tragedie immani riesco solo a trovare consolazione nella musica e in canzoni come quella che contiene questi versi meravigliosi:

Ecco il mistero,
sotto un cielo di ferro e di gesso
l’uomo riesce ad amare lo stesso
e ama davvero
nessuna certezza
che commozione, che tenerezza

(Lucio Dalla, Balla balla ballerino)

Quando ascolto questi capolavori sento che nonostante tutto l’amore, il bene, la bellezza, l’armonia sono più grandi dell’odio, del male, dell’orrore, del caos. Esistono tutti, ma i primi quattro sono più grandi. e alla fine sento che vinceranno.

L’uomo spirituale

Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini

Il 31 agosto 2012 se n’è andato Carlo Maria Martini.

Ieri, a un anno esatto di distanza, ero in Duomo a Milano a ringraziarlo: non l’ho mai incontrato di persona, ma è un padre spirituale al quale devo tutto.

Gli devo la mia fede più matura.

Gli devo la passione per la lettura (la lectio) del Vangelo e della Bibbia, con tutti i miei limiti e per quel poco che riesco a fare.

Gli devo la certezza che si possono avere una cultura e una fede gigantesche ma vissute con semplicità, senza protagonismo, “alla pari”.

Gli devo consolazione e serenità nei miei momenti più bui e nelle contraddizioni della vita.

Gli devo scelte di vita per me importantissime, fatte cercando di usare quel discernimento a lui tanto caro.

Gli devo quindi, oltre al ricordo nelle mie preghiere, almeno questo ringraziamento da condividere con voi.

Le parole con le quali Vito Mancuso definisce l'”uomo spirituale” secondo me lo descrivono alla perfezione.

Un’anima grande, larga, vasta, come questo cielo che non mi stancherò mai di guardare e che manda la sua luce e la sua pioggia su tutti, buoni e cattivi, su coloro che lo ringraziano e su coloro che lo maledicono, e anche su coloro che semplicemente non se ne curano.

Un’anima grande, mahatma, un’anima capiente, nel duplice senso che contiene e che quindi capisce, in grado di accogliere tutte le contraddizioni che la ragione osservando il mondo non può fare a meno di riscontrare.

C’è bisogno di bellezza

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C’è bisogno di bellezza.

Me ne accorgo dentro di me: a volte basta una bella canzone per calmarmi la rabbia.

Me ne accorgo in ufficio o in famiglia: spesso basta un sorriso per sciogliere le tensioni.

Me ne sono accorto quando ho inviato agli amici una foto del passaggio di Venere sul Sole: tutti mi risposero entusiasti.

Non posso che ringraziare Vito Mancuso per questa verità che dentro di me già sapevo, ma che avevo dimenticato o nella quale non credevo più.

Grazie alla bellezza della mia vita e alle persone che mi amano, che sono la bellezza senza la quale non riuscirei a cogliere il bello in tutto il resto.

Questo dovrebbe essere il compito di ogni uomo: trasmettere il bello.
Ce la faremo? Domanda sbagliata: devo farcela anzitutto io.

Lo Spirito è l’emozione dell’intelligenza

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Liberamente tratto da “L’anima e il suo destino (Vito Mancuso) capitoli 22 e 23 

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in suono e produce la musiche immortale dei Pink Floyd.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in colore e produce i cieli stellati e i campi maturi di Van Gogh.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per l’ordine e la simmetria del mondo che si trasferisce in ricerca scientifica e che fece parlare Einstein (ed io con lui!) di “ammirazione estasiata delle leggi della natura”.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in filosofia e in meditazione e che produce la perfetta giustizia che traspare dalle letture di Vito Mancuso o del Card. Carlo Maria Martini.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per il senso di fratellanza e di unità del genere umano che si trasferisce nella religione e genera la formula universale della regola d’oro.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza di fronte alla bellezza e all’armonia dell’essere, l’emozione di vederla nei sorrisi della mia amata, nella serenità dei miei figli mentre dormono e nella loro spensieratezza mentre giocano, l’emozione di esserne parte e di poterla riprodurre mediante il proprio lavoro.

Il più grande lavoro che ogni essere umano è chiamato a fare consiste nell’orientamento del suo spirito verso il bene, verso la luce della giustizia, dell’ordine, della simmetria, la stessa luce, la stessa sapienza, che è all’origine del mondo. Questa è l’eternità, in cui già qui e ora si può entrare e dove, una volta entrati, non si esce più.

Ci arriverò anch’io? Sono ancora lontano.
Però sono in viaggio …

Rinascere nello Spirito

Mi sembrava la prima volta quella mattina di oltre un anno fa: la lettura del Vangelo di San Giovanni al Cap. 15, “La vite e i tralci”.

E Gesù che non era più solo un personaggio storico, ma Gesù visto come Dio personale espressione del Dio impersonale che ha creato tutto (i teologi e i filosofi pare che lo chiamino Logos).

Gesù come principio dell’ordine che si sviluppa nella natura apparentemente contro l’entropia anche se le leggi della fisica non vengono violate, ma Gesù anche principio dell’ordine spirituale dentro di me: se perdo il suo riferimento svanisco nel nulla, sono un tralcio che non ha più linfa.

Improvvisamente la parola di Dio riprendeva vita.

Improvvisamente avevo riscoperto tutto quello che probabilmente già sapevo, ma che non capivo più, che non riconoscevo più: da giovane, tra i 15 e i 20 anni avevo già capito che il Vangelo, magnificamente spiegato dal card. Martini, che la mia musica preferita, che le stelle, le MIE stelle davanti alle quali mi sono commosso più volte per la loro bellezza, erano espressione di un unico grande principio: la bellezza-ordine-verità magnificamente descritta da Vito Mancuso nei suoi libri.

Era tutto attraente perché espressione di bellezza; perché espressione di un ordine che vinceva il degrado, e la bellezza-ordine era verità.

Ma questo messaggio negli anni si era perso perché non sapevo più come spiegarlo; perché a furia di correre per le tante cose da fare non riuscivo più a fermarmi a pensare e a cercare la pace dentro di me.

Poi sono arrivati gli studi e la laurea.

Poi l’amore, non più quello ideale, sognato, non più quello dell’innamoramento iniziale in cui tutto è bello e non fai fatica, ma quello vero, associato alla volontà, con una donna che è diventata mia moglie e che non era più un sogno agognato. Quel rapporto che se lo vuoi tenere vivo è bellissimo, ma devi mettercela tutta.

Poi sono arrivati i miei 2 bellissimi figli e con loro il mestiere più difficile del mondo, quello di genitori.

E nel mezzo tante esperienze oscure, di malattia e morte dei famigliari.

E tanti perché senza risposta, ma che non mi hanno mai tolto del tutto la serenità.

Erano piuttosto le “perdite di tempo” che mi toglievano la serenità, il tempo dedicato a cose inutili, perché la vita è troppo bella per essere sprecata.

Adesso e da quella mattina mi sembra di vedere la luce. Improvvisamente mi sembra di ritrovare il filo che avevo perso. E questo lo devo ad una persona che non conosco da vicino, ma che ha avuto il coraggio di rivelare il suo pensiero nei suoi libri, senza ritenerlo inutile: Vito Mancuso. Discepolo ed estimatore (non a caso!) del mio padre spirituale nei cieli della pace, il card. Martini.

Spero di avere il coraggio di fare altrettanto anch’io, ma prima ho bisogno di fare ancora chiarezza, di approfondire, di meditare/pregare, ma in modo nuovo; sapendo che meditazione e preghiera non sono un’astrazione dal mondo, ma esattamente il contrario: entrare in armonia con il creato, perché espressione e scoperta dello stesso Dio.

Buon viaggio a Vito che è già molto avanti e buon viaggio anche a me.