V.I.P.? No grazie …

CaraibiSettimana di ferragosto al mare con la famiglia, in un grande villaggio turistico italiano di un noto tour operator.

Il villaggio era al completo: 1200 persone.

Era evidente il tentativo di imitare i vecchi Villaggi del Ventaglio (VentaClub), che io e mia moglie frequentammo tra il 2001 e il 2004, quando c’erano strepitose offerte in 2×1 e quando ancora non avevamo figli: Yucatan, Santo Domingo, Cuba, Maldive, Peloponneso, Gargano. Erano vere e proprie evasioni dalla realtà, bei ricordi.

Per la cronaca i “Viaggi del Ventaglio” fallirono nel 2010, dopo un paio di anni di agonia.

E in effetti il paragone regge nella quantità di opportunità (mare, piscina, sport ecc.) e di cibo, ma non nella qualità e nella cura dei particolari: la camera era carina ma l’acqua si accumulava nel piatto doccia a causa dello scarico intasato, c’erano incrostazioni di calcare nel lavabo e diverse formiche. Il cibo era abbondante, ma non c’era l’elenco degli ingredienti (problema non da poco per chi è allergico) e i camerieri non sapevano darti informazioni, mentre lo chef era perennemente troppo impegnato. E i piatti in cui mangiavamo erano ricchi di incrostazioni, purtroppo non solo calcaree …

Ma l’episodio più incredibile avvenne il penultimo giorno di vacanza.

Era il sabato dopo ferragosto, giorno di “cambio”: tante partenze e diversi arrivi.

Il team che si dedicava al rassetto delle camere nella nostra ala del villaggio era già attivo alle 7 del mattino; una donna e due uomini attorno ai 50 anni, con accento dell’est europeo. Lavoravano sodo fino alle 23.30 di notte.

Erano in pochi, e infatti alle 12 la camera non era ancora rifatta. Nel pomeriggio il figlio più piccolo dormiva in camera e quindi chiamammo la reception chiedendo di rassettare la camera durante il pranzo.

Al ritorno dal pranzo la camera non era ancora rifatta, ma trovammo sul tavolo due piatti: il primo conteneva frutta fresca in un piatto decisamente sporco, il secondo qualche biscotto in un altro piatto coperto con pellicola trasparente.

Io e mia moglie ci guardammo increduli, cominciando a formulare le ipotesi più diverse.

Subito pensammo ad un’intrusione di qualche ladruncolo maldestro, ma in camera non mancava niente.

Poi pensammo che fosse il pranzo dei tre del team delle pulizie, ma la camera ancora non era stata rassettata. “Ma dai, è impossibile che mangino in quel modo, mentre rassettano le camere e in quei due piatti lerci: siamo in Italia, in un villaggio 4 stelle, mica in un paese del terzo mondo” dissi a mia moglie.

Esaurite le ipotesi chiamammo la reception, che rispose che ci avrebbe richiamato al più presto

Dopo dieci minuti ovviamente richiamammo noi: il telefono della reception era irraggiungibile, quindi andammo di persona.

Insistendo fino allo sfinimento ottenemmo la risposta che cercavamo: quei due piatti erano il benvenuto riservato ai V.I.P., quelli che avevano la tessera “ORO” e che spendevano il doppio di noi. Erano stati portati in camera nostra per sbaglio da un inserviente, che evidentemente non sapeva neanche cosa fosse la tessera “ORO”.

Io e mia moglie ci guardammo e scoppiamo a ridere: “Meno male che siamo tra i poveri …” ci dicemmo in contemporanea. Poi ci accorgemmo che l’addetto alla reception aveva assunto uno sguardo da killer e ci allontanammo velocemente.

Infine, con figli e “varie”, decidemmo che “dato che è l’ultimo giorno il riposino lo faremo in spiaggia!” E chissenefrega della camera non rifatta …

In riva al mare

In riva al mare

In riva al mare

Essere in riva al mare, brezza tiepida, mentre leggo un buon libro e ascolto il rumore lento e rilassante delle onde

Il potere infinito della musica

Era l’estate del 1997, primo viaggio all’estero con quella che era già la donna della mia vita.

Entusiasmo alle stelle che si rinnova tutte le volte che riascolto questa canzone, che era diventata la colonna sonora della nostra vacanza.

Sono passati tanti anni, ma l’emozione è la stessa in qualsiasi momento o luogo la riascolti, indistruttibile.

Sarà anche vero che il nostro universo ha 3, 4, 13 o comunque un numero finito di dimensioni. Ma la musica le attraversa tutte quante e probabilmente ne crea sempre di nuove.

Un mago, due mamme e un palloncino

Munch

Sono le 22.30 circa di mercoledì 10 luglio 2013. Mi trovo in una nota località balneare della riviera romagnola, nel mezzo di una delle tante serate organizzate per i turisti. C’è un’orchestra che suona, l’estrazione di una lotteria e anche una TV locale che riprende qualche spezzone.

Un “mago” dall’accento brasiliano ha appena concluso il suo spettacolo per bambini. E’ il momento dei palloncini dalle diverse forme: i bambini sono tanti, ma con un po’ di pazienza ce n’è per tutti.

Tenere a bada i tanti bambini a quest’ora è difficile, ma il mago ce la mette tutta per evitare la ressa: comincia a gonfiare i palloncini a forma di missile e a lanciarli lontani 5-6 metri; così, pensa, non si avvicineranno troppo alla struttura mobile che serve per lo spettacolo, rischiando di urtarla e farsi male.

Ottima strategia per i bambini, ma non ha tenuto conto dei genitori. Che invece di lasciare ai bambini la “conquista” dei palloncini si sentono in diritto di non lasciargli questa fatica e scendono personalmente in campo con tutte le loro doti acrobatiche.

E così nascono i primi screzi, le prime spallate, poi vere e proprie battaglie, sotto gli sguardi attoniti e (per fortuna …) spesso divertiti dei piccini, che la prendono con ironia molto più saggiamente dei genitori (e dei nonni).

Mio figlio ha 4 anni e 1/2, mio nipote 2 e 1/2; siccome c’è ressa e loro sono in prima fila mi lancio in mezzo alla bolgia per tirarli fuori. Ma due mamme (!) mi sbarrano la strada perché … c’è in atto un singolar tenzone che invita alla prudenza.

Mamma 1 ha un accento tipicamente romagnolo, Mamma 2 romano purosangue.

Mamma 1: “Ma si rende conto che mia figlia è piccola? Doveva lasciarmi il palloncino!” (a mio giudizio avrà avuto circa 5 anni, ovviamente mi sono ben guardato dal verificare di persona)

Mamma 2: “Ma che piccola e piccola, è alta quasi come lei, li mortacci …”

Mamma 1: “La sua andrà almeno alle scuole medie! Non si vergogna?”

Mamma 2: “Ma lei che ne sa? Venga fuori di qui che facciamo i conti”

io: “Signore scusate, là dietro c’è una bancarella che vende sacchetti di palloncini a pochi centesimi. In spiaggia ci sono i compressori. Non vale la pena litigare per così poco … E poi il mago ne ha tanti, basta pazientare.”

Macché, è come se non esistessi neanche. Il guaio e che non riesco a passare per andare a prendere mio figlio e mio nipote. Vedo però che i bambini, essendosi accorti delle varie situazioni di tensione ad opera dei genitori (e dei nonni …) saggiamente si sono calmati. Che sia una strategia del mago? Provocare risse tra i genitori per tenere buoni i piccoli.

Nel frattempo la figlia della Mamma 1, rimasta inizialmente senza palloncino, l’ha recuperato da sola, per cui la battaglia dovrebbe aver perso la sua ragion d’essere. Macché! Pare che delle 2 Mamme ne rimarrà soltanto una …

Quando finalmente riesco a recuperare figlio e nipote, che hanno conquistato da soli il palloncino, quando tutte le altre battaglie sono terminate e il mago sta smontando il suo impianto le due mamme focose stanno ancora duellando. Le loro figlie nel frattempo stanno giocando con i rispettivi palloncini. Una le guarda e ridacchia, l’altra, la più piccola, ha uno sguardo emblematico del tipo: “ma guarda un po’ cosa mi tocca vedere, se non l’avessi almeno io la testa a posto …”

Mio figlio mi chiede: papi, ma cosa stanno facendo quelle due?

Niente niente, rispondo io, è uno spettacolo per la TV. Vedi che c’è anche la telecamera?

Il giorno dopo guardo il giornale locale: nessuna notizia di morti o feriti. Mano male! Mi chiedo però come facciamo a stupirci quando in parlamento vediamo certa gente: ci rappresentano alla perfezione. O no?