Storia di Marco e di chi lo ha aiutato

Storia di Marco e di chi lo ha aiutato

Ecco, io prima di qualsiasi cosa, di qualsiasi discussione, di qualsiasi provvedimento sociale, politico ed economico, farei di tutto perché i nostri simili più deboli e fragili non siano mai lasciati soli, siano assistiti a tutti i costi, siano fatti sacrifici per loro, ma che non siano mai abbandonati, mai isolati.
Mai.
“Perché è la vita, non la morte, a non avere confini” (G. Marquez)

Citazione dall’articolo

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Un ponte di cui essere orgogliosi

Un ponte di cui essere orgogliosi

Articolo di Mario Calabresi su “La Stampa” del 21/05/2014.

Il nostro sport nazionale è ripetere ad alta voce che l’Italia fa schifo, che non c’è niente da difendere, che siamo perduti. E se il nostro riscatto stesse nel riscoprire che siamo capaci di umanità?

Donne e uomini alternativi

Il discepolo evangelico secondo il Discorso della Montagna.

Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta

E’, anzitutto, un uomo povero, fragile, che ogni giorno dice: “Rimetti a noi i nostri debiti”; è quindi un uomo che pecca. Ha però un grande desiderio del Regno – “Venga il tuo Regno”, “Cercate prima il Regno di Dio” -, ha fame e sete di giustizia, si lascia continuamente di nuovo ispirare dall’ideale presentato nel Discorso della montagna, soprattutto nelle Beatitudini, e che è in realtà Gesù e Gesù crocefisso.

E’ un uomo sincero e leale, che mantiene la parola data, non cerca onori e ricchezze sulla terra, non è schiavo del denaro né dell’audience, non si preoccupa di apparire, sa che il Padre celeste ha cura di lui e perciò vive nella pace. E’ un uomo gentile e affabile, dal cuore puro e dall’occhio limpido.

La comunità dei discepoli evangelici è fatta di persone che hanno lasciato la folla per salire vicino a Gesù sulla montagna, solidali tra loro, che si accettano e si perdonano, pur se talora si feriscono. Persone perseguitate e poco stimate.

In qualche maniera è una comunità alternativa, che va contro corrente e non accetta le norme di questo mondo. Proprio in tale comunità è possibile vivere l’amore del nemico, l’amore di chi perseguita, perché si sperimenta la forza della solidarietà e del perdono.

Naturalmente sarà sempre minoritaria, una minoranza incisiva e coraggiosa, un piccolo resto che piace a Dio e conosce bene il cammino da percorrere, senza lasciarsi trascinare come tutti dai miraggi del successo e del potere.

Tratto e in parte adattato da “Il discorso della montagna” di Carlo Maria Martini – Mondadori editore, pag. 85-86.