Cerco un cielo pulito, per seguire ciò che sono.

Un tempo il mio lavoro era bello, appassionante, utile. Adesso è divenuto il contrario.

Un tempo il mio lavoro dava soddisfazione, adesso provoca solo ansia.

Un tempo il mio capo era un Capo con la C maiuscola. Poi ha fatto carriera e si è trasformato in un Kapo: crede di sapere tutto, combina solo danni. Però è ben visto dalla triade di grandi capi che conduce l’azienda, nonostante i risultati raggiunti siano disastrosi.

Per questo ho chiesto di poter rinunciare ad una parte di stipendio per svolgere un lavoro diverso, più consono alle mie attitudini, meno stressante, un lavoro che in passato avevo già svolto, molto più utile per i nostri utenti/clienti e per molti versi simile a quello del bibliotecario.

Sette mesi di promesse da parte della triade, in cambio in questa fase di transizione dovevo fare da tappabuchi. Una rottura di scatole immensa, ma con la certezza che tutto stava per cambiare in meglio.

Poi la risposta imbarazzata di ieri da parte del dirigente del personale: Carissimo, purtroppo i piani sono saltati, là non c’è più posto perché abbiamo pensato di realizzare una ristrutturazione del personale in grande stile. Al momento ti potrebbe interessare fare analisi sui calcestruzzi? Li ci sono un paio di colleghi che non stanno più bene insieme e che si sono scannati con il loro capo. Nulla di grave, eh? Non sono arrivati alle mani, ma non riescono più a parlarsi. Se ci vai tu ci fai un piacere. So che non hai le competenze, ma cosa importa?

Prima reazione di sconforto: “Eh, certo, come no: l’ho sempre sognato! Come ho fatto a non pensarci prima! Ma andate affan …

Poi ho pensato a quello che mi diceva sempre mia nonna (traduco dal dialetto): “a far del bene agli asini si ricevono solo calci”. Le avessi dato retta …

Ma forse sono ancora in tempo. Cambierò tattica, ma la presa non la mollo di sicuro.

Dice bene Simone Perotti in questo post:

Non rinunciate all’idea di seguire quello che siete, e dunque di inventarvelo un lavoro che serve, che è utile, che ha senso per voi come esseri umani e per il mondo in cui vivete. Prima di dire che non si può, dovete aver tentato ed essere falliti almeno cento volte, altrimenti è solo un alibi.

Cerco un cielo pulito!

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Lo Spirito è l’emozione dell’intelligenza

vitomancusoioedio

Liberamente tratto da “L’anima e il suo destino (Vito Mancuso) capitoli 22 e 23 

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in suono e produce la musiche immortale dei Pink Floyd.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in colore e produce i cieli stellati e i campi maturi di Van Gogh.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per l’ordine e la simmetria del mondo che si trasferisce in ricerca scientifica e che fece parlare Einstein (ed io con lui!) di “ammirazione estasiata delle leggi della natura”.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in filosofia e in meditazione e che produce la perfetta giustizia che traspare dalle letture di Vito Mancuso o del Card. Carlo Maria Martini.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per il senso di fratellanza e di unità del genere umano che si trasferisce nella religione e genera la formula universale della regola d’oro.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza di fronte alla bellezza e all’armonia dell’essere, l’emozione di vederla nei sorrisi della mia amata, nella serenità dei miei figli mentre dormono e nella loro spensieratezza mentre giocano, l’emozione di esserne parte e di poterla riprodurre mediante il proprio lavoro.

Il più grande lavoro che ogni essere umano è chiamato a fare consiste nell’orientamento del suo spirito verso il bene, verso la luce della giustizia, dell’ordine, della simmetria, la stessa luce, la stessa sapienza, che è all’origine del mondo. Questa è l’eternità, in cui già qui e ora si può entrare e dove, una volta entrati, non si esce più.

Ci arriverò anch’io? Sono ancora lontano.
Però sono in viaggio …

Verità ed eternità

“Sento che finché tu agisci con coscienza e cerchi con desiderio sincero di trovare la verità, non puoi essere nell’errore. […] Ma quello che riguarda te riguarda anche me, e sarei disperata se pensassi che tu e io non possiamo appartenerci per l’eternità”

Da una lettera di Emma Darwin a suo marito Charles.

Grazie a Roberto Saviano per la citazione fatta sulla sua pagina facebook.