Lezione di ieri: ciò che non desideri accada potrebbe essere una delle cose più belle che ti possa succedere.

Come dall’energia del caos è possibile ricavare il logos che non ti aspetti. Grazie a chi ha avuto la bontà di raccontare la serata!

Suoni e Passioni

Un po’ di fatti miei.

Tra i lavori che faccio per il comune dove lavoro c’è anche quello di organizzare eventi. Attenzione al denaro dei cittadini e qualità le cose più importanti. Mesi di organizzazione, speranze, desideri, passioni. Prepariamo 10 giorni di spettacoli. Un occhio tutti i giorni al meteo perché l’iniziativa è tutta all’aperto. Ieri il primo concerto: Eugenio Finardi. Tutto il giorno un caldo torrido. Ma le previsioni dicono temporale sicuro a partire dalle 21.00. Noi imploriamo le nuvole di andare via, di girarci intorno. Arriva Eugenio. Seduto con me c’è Mauro Spina (amico di cui ho già raccontato) che suonava la batteria nei Crisalide, la band dei primi dischi di Finardi. Non si vedono da anni. Si abbracciano. Finardi lo invita a suonare due pezzi con lui per il gran finale: Musica Ribelle e Extraterrestre. Fanno il check. C’è ancora il sole. Alle 21.00 tutti pronti e…

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Rhymes and reasons

Sentirla ancora una volta, emozionandomi come la prima volta che l’ascoltai

Il potere infinito della musica

Era l’estate del 1997, primo viaggio all’estero con quella che era già la donna della mia vita.

Entusiasmo alle stelle che si rinnova tutte le volte che riascolto questa canzone, che era diventata la colonna sonora della nostra vacanza.

Sono passati tanti anni, ma l’emozione è la stessa in qualsiasi momento o luogo la riascolti, indistruttibile.

Sarà anche vero che il nostro universo ha 3, 4, 13 o comunque un numero finito di dimensioni. Ma la musica le attraversa tutte quante e probabilmente ne crea sempre di nuove.

La musica del sorriso

Sto tornando dal lavoro, sono sull’autobus delle 17.30, ho bisogno di musica per dimenticare la burocrazia.

Mi guardo attorno: tante persone stanche, tese, qualcuna è tranquilla ma tende a isolarsi, me compreso.

Poi sale una signora sui 50, forse 60 anni, un volto conosciuto: è goffa, non è certo una bellezza rara e nemmeno è vestita bene, ma ha un sorriso sempre stampato, per nulla invadente ed è gentile. Non ha sicuramente una gran cultura alle spalle, ma vede positivo.

Prima una, poi due, poi quattro persone cominciano a scherzare con lei e quello che sembrava un viaggio solitario per tutti diventa qualcosa di più allegro.

Io non sento bene cosa dice l’allegra brigata, ma quando scendo dall’autobus mi avvicino a lei e la ringrazio.

“Perché?”, mi dice.

“Per il suo sorriso” le rispondo. “E’ gratis ed è contagioso. L’ha attaccato anche a me.”

Lei scoppia in una gran risata e mi dice “Buona serata!”

Il dolore innocente

Tragedie come quella di ieri, dei profughi in cerca di una vita vera a Lampedusa, mi riportano subito alla mente l’unica domanda davvero fondamentale della nostra vita: perché?

E’ una domanda che ci facciamo da bambini, che la prima volta che senti tuo figlio che te la fa seriamente e non come un ritornello di chi è in cerca di attenzione pensi “Accidenti, è cresciuto!”.

E’ una domanda esistenziale che alla fine ci riporta al senso dell’esistenza e quindi a Dio.

Se questa vita ha un senso, qual’è?

Se l’universo esiste, qualcuno lo ha creato? A volte è così perfetto che mi sembra ovvio che sì, Dio esiste, poi di fronte alle catastrofi naturali mi sembra ovvio che non può essere così.

Di solito quando si pensa a Dio si pensa ad un essere che è onnipotente, cioè che può fare quello che vuole quando e come vuole. Perché quindi se Dio è amore, come ci insegna Gesù Cristo nei Vangeli e come ci dice anche Papa Francesco permette tragedie simili, in cui muoiono bambini e innocenti? Lasciamo perdere stupidaggini come quella che Dio non vuole ma “permette”: sono inutili giri di parole che a mio parere sembrano bestemmie.

D’accordo, quella di Lampedusa è una tragedia nella quale l’uomo ha tante colpe, ma i terremoti no, in quelli l’uomo proprio non c’entra niente, così come nelle malattie genetiche. Quindi la domanda rimane: dov’era Dio durante il terremoto in Emilia dell’anno scorso? Dov’era durante la tragedia di Lampedusa? Dov’era durante la shoah?

Secondo me ha ragione Vito Mancuso. Delle tre frasi seguenti una non può essere vera:

  • nell’universo esiste il male
  • Dio non vuole il male
  • Dio è onnipotente

La prima è un’ovvietà, la seconda una banalità per chi ha fede, la terza un postulato che sembra ovvio e che i nostri padri davano per scontato e ci hanno trasmesso.

Eppure l’onnipotenza di Dio è l’unico dei tre concetti che possa essere messo in discussione da un credente. Ma che Dio sarebbe un Dio che a volte non può agire? Forse esiste qualcosa di più potente di Dio?

Probabilmente non potremo mai rispondere, dobbiamo rassegnarci che alcuni misteri tali resteranno per sempre. Ricordo che da giovane lessi su un bel libro di Astronomia che per capire l’espansione dell’universo dovevamo pensarlo come un palloncino infinitamente sottile che si gonfia, come un oggetto quindi di due dimensioni. Perché? Perché noi siamo esseri immersi nelle tre dimensioni dello spazio più quella temporale e non riusciamo ad immaginarci un’espansione dello spazio in cui viviamo se non facendo finta che una dimensione non esista.

Quindi per analogia dobbiamo rassegnarci anche a non saper rispondere al perché Dio non possa intervenire nelle tragedie. Personalmente apprezzo molto la soluzione che propone nei suoi libri Vito Mancuso: quella di un caos che aumenta (entropia) ma che nello stesso tempo genera strutture che contengono organizzazione e relazione, quindi più ordine e armonia.

Riconosco però che quando vedo tragedie immani riesco solo a trovare consolazione nella musica e in canzoni come quella che contiene questi versi meravigliosi:

Ecco il mistero,
sotto un cielo di ferro e di gesso
l’uomo riesce ad amare lo stesso
e ama davvero
nessuna certezza
che commozione, che tenerezza

(Lucio Dalla, Balla balla ballerino)

Quando ascolto questi capolavori sento che nonostante tutto l’amore, il bene, la bellezza, l’armonia sono più grandi dell’odio, del male, dell’orrore, del caos. Esistono tutti, ma i primi quattro sono più grandi. e alla fine sento che vinceranno.

Le tasche piene di sassi (lettera a mia madre)

Cara mamma,
non so perché ho voglia di scriverti dopo tanti anni: te ne sei andata nel 1976, quando avevo 6 anni, e non conservo di te nessun ricordo salvo qualche foto e un’immagine, scolpita solo nei miei ricordi, di te davanti ad uno specchio mentre ti facevi bella.

E’ un’immagine di chissà quale anno, probabilmente di quando stavi ancora bene, prima della malattia crudele che ti ha portato lontano da me troppo presto: io avrò avuto più o meno l’età che ha adesso il mio figlio più piccolo, 4 anni. Perché la mia mente per soffrire meno è riuscita a cancellare tutti i ricordi meno questa immagine, che rimane scolpita in modo indelebile?

Forse perché in questa immagine eri troppo bella, forse perché la sofferenza e il dolore ci spingono a cancellare i ricordi ad essi legati, ma la bellezza alla fine vince sempre.

Non so come sarebbe stata la mia vita con te, so però che non amo frequentare i cimiteri, compresa la tua tomba, perché so che non sei li dentro: quello che rimane sono particelle che magari tra qualche decina d’anni genereranno altra vita. Ma non sono te.

Mi piacerebbe potere avere dentro di me la certezza che ti rivedrò un giorno, ma so che in questo caso la mente non è sufficiente per dire si o no: la risposta è affidata al cuore, al sentimento, alla fede. E alla musica.

La canzone che mi ha fatto pensare a te è quella che Lorenzo ha scritto dopo la morte di sua mamma, e anch’io insieme a lui mi ritrovo a desiderare di reincontrarti, magari solo per un attimo …

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Ciao mamma,
ti voglio bene

C’è bisogno di bellezza

bellezzaarte

C’è bisogno di bellezza.

Me ne accorgo dentro di me: a volte basta una bella canzone per calmarmi la rabbia.

Me ne accorgo in ufficio o in famiglia: spesso basta un sorriso per sciogliere le tensioni.

Me ne sono accorto quando ho inviato agli amici una foto del passaggio di Venere sul Sole: tutti mi risposero entusiasti.

Non posso che ringraziare Vito Mancuso per questa verità che dentro di me già sapevo, ma che avevo dimenticato o nella quale non credevo più.

Grazie alla bellezza della mia vita e alle persone che mi amano, che sono la bellezza senza la quale non riuscirei a cogliere il bello in tutto il resto.

Questo dovrebbe essere il compito di ogni uomo: trasmettere il bello.
Ce la faremo? Domanda sbagliata: devo farcela anzitutto io.