Come in un presente eterno

Non sapremo mai se il nostro incontro sia più effetto o causa …
Ci siamo trovati per caso o per necessità?
C’è un istinto comune che quella sera ci ha “costretti” ad incontrarci?

E’ una domanda che per me resta senza risposta, però mi piace pensare che le nostre due strade si siano unite in quella strada senza inizio e senza fine che è l’amore: una corrente sottomarina potente e inarrestabile nella quale siamo stati risucchiati, una convergenza parallela che proprio in quel punto dello spazio/tempo ha generato l’incontro che ci ha portato ancora adesso, dopo 14 anni di matrimonio e 18 di conoscenza, a stupirci di quanto accadde allora e da allora in poi.

Anche se fossi un poeta le parole sarebbero inadeguate per descrivere la nostra storia,  fatta di sorrisi, pianti, sensazioni, emozioni, viaggi, sogni, figli, musiche, profumi, odori, condivisione, complicità, gioie, dolori e quant’altro.

Ma tutto questo l’abbiamo vissuto insieme, la scienza direbbe “in risonanza”, la musica “in armonia”.

Tutti questi ricordi sono un presente eterno, che il suo spazio è ovunque e il suo tempo non è mai, sono tutti li, scolpiti nella mente e nel cuore, indistruttibili.
Sono roccia solida sulla quale costruire quando sarà ancora necessario, sono una casa sicura nella quale trovare riparo durante una tempesta: il viaggio non è finito e la nostra vita è tutt’altro che una routine.

Che vaghiamo ancora verso terre di confine, sapendo cosa ci aspetta solo in parte, LIBERI anche se il viaggio sarà insieme,LIBERI proprio perché il viaggio sarà insieme.

E allora, Amore mio, eccoci, noi due là!
Di nuovo in cammino, come in un presente eterno, solo il cielo per vestito e malattia dell’infinito

 

Ancora

sposi

sposi

Vorrei sposarti ancora, se tu non fossi già con me, nel viaggio più bello della mia vita

La [mia] donna ideale

Ricordo ancora quando uscì nel 1992 (credo) questa canzone di Roberto Vecchioni, “Voglio una donna”. Allora avevo 22 anni, ero già alla ricerca della donna della mia vita e tutto sommato pensavo dentro di me che il buon Vecchioni aveva ragione: a me non interessavano le donne in carriera, ma quelle “di un tempo”, quelle che prima di tutto fanno le mamme, che ti curano mentre sei in pantofole e ti leggi il giornale dopo cena, che sono dolci anche se un po’ noiose.

Com’è andata, adesso che di anni ne ho 43?

Ho conosciuto mia moglie nel 1996, ci siamo sposati nel 2000 e abbiamo due figli.

Mia moglie sta facendo più carriera di me e fa bene perché di cervello ne abbiamo entrambi da vendere, ma lei è più ambiziosa.

I figli sono due e li cresciamo insieme nel senso letterale della parola; neanche dividendoci a metà le cose, ma scegliendo proprio tutto in due. E finora non posso che dire che ha funzionato benissimo!

I lavori “di casa” sono divisi esattamente a metà e non nel modo classico (per esempio il lavaggio piatti è mio, le pulizie di casa più mie che sue).

Non è certo la “signorina rambo” della canzone di Vecchioni, ma la passione vi assicuro che è sempre accesa.

E infine tutte le decisioni, grandi e piccole, vengono prese in modo condiviso, a volte anche con qualche contrasto non indifferente, perché i cervelli che ragionano (bene credo) sono due e le opinioni non sono sempre uguali. E’ più faticoso, ma anche più bello.

Perché quindi alla fine tra le diverse possibilità che avevo ho scelto non dico il contrario, ma comunque qualcosa di così diverso da quello che ritenevo adatto a me?

Ho una sola risposta: perché mi sono innamorato solo di mia moglie. E dopo 13 anni di matrimonio e 17 anni di conoscenza sono ancora innamorato almeno quanto lo sono stato in passato se non di più.

La mia vita è sicuramente più intensa e probabilmente più faticosa di quanto mi immaginavo nel 1992, ma è anche più bella.