Una vita da mediano

La mia vita

una vita da mediano
a recuperar palloni

quando sono già pronto per andare al lavoro, scopro che mio figlio ha la febbre e devo stare a casa a curarlo
quando muore la batteria dell’auto di mio padre e devo occuparmene io, perché lui non sa da che parte cominciare
quando vorrei tanto avere 10 minuti per me, ma devo tagliare l’erba in giardino, perché domani piove

nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni

quando sognavo di diventare astronomo, ma sono diventato un informatico
quando sognavo di fare il divulgatore scientifico, e invece devo studiare la normativa sul web
quando sognavo di scrivere un libro, e invece scrivo pensieri su questo blog

con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi

quando mi alzo da sempre per primo al mattino, alle 6.30, a preparare la colazione per tutti
quando carico io la lavastoviglie, perché solo io so come si usa
quando quel lavoro è solo mio, perché lo faccio da 16 anni, e “non serve” coinvolgere altri

sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì

e quando faccio tutto quanto anche con la mano destra ingessata, perché altrimenti chi lo fa?

una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco

quando faccio io il lavoro sporco, ma poi a goderne i risultati è qualcun altro, stronzo per giunta

una vita da mediano
che natura non ti ha dato
ne’ lo spunto della punta
ne’ del 10 che peccato

quando mi sono laureato in fisica con lode, ma in 6 anni e non in 4 come i due amici che studiavano con me
e che adesso infatti sono professori ordinari (all’estero ovviamente)

una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto

quando mi hanno detto che se volevo andarmene, dopo 16 anni e 1/2 di onorato servizio e dopo centinaia di attestati di stima (tutti gratis ovviamente)
non c’erano problemi, mentre fino al giorno prima ero insostituibile

una vita da mediano
lavorando come Oriali
anni di fatica e botte e
vinci casomai i mondiali

magari; per ora se ho vinto qualcosa non me ne sono accorto

sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì

 

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Credo! O almeno credo …

Ligabue – Almeno credo

Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.

Credo che ci voglia un Dio ed anche un bar,
credo che stanotte ti verrò a trovare
per dirci tutto quello che dobbiamo dire,
o almeno credo …

Mentre Gesù vi si recava , le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò.

Credo proprio che non sia già tutto qui
e certi giorni invece credo sia così,
credo al tuo odore e al modo in cui mi fai sentire,
a questo credo …

Gesù disse: “Chi mi ha toccato?”. Tutti negavano. Pietro allora disse: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia”. Ma Gesù disse: “Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me”. Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!”.

Qua nessuno c’ha il libretto d’istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro come viene, a suo modo,
qua non c’è mai stato solo un mondo solo,
credo a quel tale che dice in giro che l’amore porta amore credo
Se ti serve chiamami scemo, ma io almeno credo,
se ti basta chiamami scemo, ma io almeno …

Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: “Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro”.

Credo nel rumore di chi sa tacere,
che quando smetti di sperare inizi un pò morire,
credo al tuo amore e a quello che mi tira fuori,
o almeno credo.

Ma Gesù, avendo udito, rispose: “Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata”. Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei.

Credo che ci sia qualcosa chiuso a chiave,
che ogni verità può fare bene e fare male,
credo che adesso mi devi far sentire le mani,
che a quelle credo …

Gesù disse: “Non piangete. Non è morta, ma dorme”. Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: “Fanciulla, àlzati!”.

Qua nessuno c’ha il libretto d’istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro come viene, a modo suo,
qua non c’è mai stato solo un mondo solo,
credo a quel tale che dice in giro che l’amore chiama amore.

La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

Qua nessuno c’ha il libretto d’istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro come viene, a modo suo,
qua non c’è mai stato solo un mondo solo,
credo a quel tale che dice in giro che l’amore porta amore credo
Se ti serve chiamami scemo, ma io almeno credo,
se ti basta chiamami scemo, ma io almeno credo.

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Tratto dalla canzone “Almeno credo” di Luciano Ligabue e dal capitolo 8 del Vangelo di San Luca

Ho un po’ di traffico nell’anima

Luciano Ligabue “live” – Hai un momento Dio?

C’ho un po’ di traffico nell’anima, non ho capito che or’è
C’ho il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.
Che tu sia un angelo od un diavolo, ho 3 domande per te:
chi prende l’inter, dove mi porti e poi dì, soprattutto perché?
Perché ci dovrà essere un motivo, no?
Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.
Hai un momento Dio?
No, perché sono qua, insomma ci sarei anch’io.
Hai un momento Dio?
O te o chi per te, avete un attimo per me?

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?” Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”. “Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.

Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre
quanto mi conta una risposta da te, di su, quant’è?
ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet
non bevi niente e io non ti sento com’è?
Perché?

Perché ho qualche cosa in cui credere

perché non riesco mica a ricordare bene che cos’è. 

Hai un momento Dio?

No perché sono qua, se vieni sotto offro io.
Hai un momento Dio?
Lo so che fila c’è ma tu hai un attimo per me.

Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.

Nel mio stomaco son sempre solo, nel tuo stomaco sei sempre solo
ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai….

Almeno dì se il viaggio è unico e se c’è il sole di là
se stai ridendo, io non mi offendo però, perché
perché nemmeno una risposta ai miei perché
perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua , insomma ci sarei anch’io
Hai un momento dio?
O te o chi per te avete un attimo per me?

Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

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Tratto dalla canzone “Hai un momento Dio?” di Luciano Ligabue e dal capitolo 24 del Vangelo di San Luca