Beati i lenti!

Gondola a Venezia

Gondola a Venezia

Abbiamo un bisogno urgente di rallentare. Di riprendere fiato, di sbarazzarci dell’angoscia di non arrivare a fare tutto quel che si deve fare nelle ventiquattro ore che fanno una giornata.

[…]

Se decidi di non correre di non accettare più di un paio di appuntamenti al giorno, di non cercare di accumulare scadenze, cominci a ritrovare un po’ di calma, e ti rilassi. E facendo questo, diventi più attento, più disponibile a quello e a quelli che ti stanno intorno. La lentezza permette di riscoprire gesti, odori e suoni che l’accelerazione e la velocità ci avevano rubato. Come si fa a sentire il profumo di un fiore – concesso che ci siano ancora fiori intorno a noi – se uno ci passa accanto a cento all’ora? E come vedere sguardi interrogativi o sottilmente perplessi sui visi di esseri cari, se andiamo così di fretta da avere perduto l’abitudine di guardare in faccia quelli con cui parliamo?

Beati i lenti! Fanno domande e aspettano con calma la risposta. Poi, non hanno subito pronta un’altra domanda (come se la vita fosse un interrogatorio permanente), lasciano che un silenzio invada lo spazio, che gli occhi si incontrino furtivamente, aspettano che un sentimento intimo porti in superficie qualche quesito rilevante.

[…]

I lenti sono spesso ricompensati da un’idea che nasce da questo lento approdo agli interrogativi. Gli stressati, quand’è l’ultima volta che hanno avuto un’idea?

Tratto dal Capitolo 4 del libro Ozio lentezza e nostalgia. Decalogo mediterraneo per una vita più conviviale / Christoph Baker. EMI, 2001.
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