A tutti i figli del mondo

Alle mie figlie

Lettera di Luca Parmitano alle sue figlie. Vorrei averla scritta io.

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Essere alla moda

Brescia - Capitolium

Brescia – Capitolium

Quattro famiglie con due bambini a testa, in totale sedici persone in un ristorante di Brescia (a proposito, davvero bella!) la sera del 1 novembre 2013, al termine di una splendida giornata.

Il mio figlio più piccolo, 5 anni tra un paio di mesi, è il cucciolo della compagnia, ma ieri sera era anche la “star” tra gli altri sette bambini: tre di loro hanno 12 anni, quattro ne hanno 9.

Ad un certo punto sento che parlano di “essere alla moda”, e che lui se la ride di gusto.

Penso tra me e me che stia cercando di emergere tra gli altri e nella paura, tipica del genitore, che venga preso in giro dagli altri impongo un po’ di silenzio e gli chiedo a bruciapelo: “Ma tu lo sai cosa vuol dire essere alla moda?”

Lui, per nulla intimorito, ci pensa un paio di secondi, poi sorride e risponde: “Vuol dire essere una donna!”

E io che pensavo di saperne più di lui …

Bella e abbronzata

Qual’è la stata la cosa più bella di questa estate?

La mia mamma, bella e abbronzata!

Sintesi perfetta e spontanea di mio figlio, 5 anni tra qualche mese, riferita questa mattina da una maestra del suo asilo.

Le tasche piene di sassi (lettera a mia madre)

Cara mamma,
non so perché ho voglia di scriverti dopo tanti anni: te ne sei andata nel 1976, quando avevo 6 anni, e non conservo di te nessun ricordo salvo qualche foto e un’immagine, scolpita solo nei miei ricordi, di te davanti ad uno specchio mentre ti facevi bella.

E’ un’immagine di chissà quale anno, probabilmente di quando stavi ancora bene, prima della malattia crudele che ti ha portato lontano da me troppo presto: io avrò avuto più o meno l’età che ha adesso il mio figlio più piccolo, 4 anni. Perché la mia mente per soffrire meno è riuscita a cancellare tutti i ricordi meno questa immagine, che rimane scolpita in modo indelebile?

Forse perché in questa immagine eri troppo bella, forse perché la sofferenza e il dolore ci spingono a cancellare i ricordi ad essi legati, ma la bellezza alla fine vince sempre.

Non so come sarebbe stata la mia vita con te, so però che non amo frequentare i cimiteri, compresa la tua tomba, perché so che non sei li dentro: quello che rimane sono particelle che magari tra qualche decina d’anni genereranno altra vita. Ma non sono te.

Mi piacerebbe potere avere dentro di me la certezza che ti rivedrò un giorno, ma so che in questo caso la mente non è sufficiente per dire si o no: la risposta è affidata al cuore, al sentimento, alla fede. E alla musica.

La canzone che mi ha fatto pensare a te è quella che Lorenzo ha scritto dopo la morte di sua mamma, e anch’io insieme a lui mi ritrovo a desiderare di reincontrarti, magari solo per un attimo …

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Ciao mamma,
ti voglio bene

La [mia] donna ideale

Ricordo ancora quando uscì nel 1992 (credo) questa canzone di Roberto Vecchioni, “Voglio una donna”. Allora avevo 22 anni, ero già alla ricerca della donna della mia vita e tutto sommato pensavo dentro di me che il buon Vecchioni aveva ragione: a me non interessavano le donne in carriera, ma quelle “di un tempo”, quelle che prima di tutto fanno le mamme, che ti curano mentre sei in pantofole e ti leggi il giornale dopo cena, che sono dolci anche se un po’ noiose.

Com’è andata, adesso che di anni ne ho 43?

Ho conosciuto mia moglie nel 1996, ci siamo sposati nel 2000 e abbiamo due figli.

Mia moglie sta facendo più carriera di me e fa bene perché di cervello ne abbiamo entrambi da vendere, ma lei è più ambiziosa.

I figli sono due e li cresciamo insieme nel senso letterale della parola; neanche dividendoci a metà le cose, ma scegliendo proprio tutto in due. E finora non posso che dire che ha funzionato benissimo!

I lavori “di casa” sono divisi esattamente a metà e non nel modo classico (per esempio il lavaggio piatti è mio, le pulizie di casa più mie che sue).

Non è certo la “signorina rambo” della canzone di Vecchioni, ma la passione vi assicuro che è sempre accesa.

E infine tutte le decisioni, grandi e piccole, vengono prese in modo condiviso, a volte anche con qualche contrasto non indifferente, perché i cervelli che ragionano (bene credo) sono due e le opinioni non sono sempre uguali. E’ più faticoso, ma anche più bello.

Perché quindi alla fine tra le diverse possibilità che avevo ho scelto non dico il contrario, ma comunque qualcosa di così diverso da quello che ritenevo adatto a me?

Ho una sola risposta: perché mi sono innamorato solo di mia moglie. E dopo 13 anni di matrimonio e 17 anni di conoscenza sono ancora innamorato almeno quanto lo sono stato in passato se non di più.

La mia vita è sicuramente più intensa e probabilmente più faticosa di quanto mi immaginavo nel 1992, ma è anche più bella.

Un mago, due mamme e un palloncino

Munch

Sono le 22.30 circa di mercoledì 10 luglio 2013. Mi trovo in una nota località balneare della riviera romagnola, nel mezzo di una delle tante serate organizzate per i turisti. C’è un’orchestra che suona, l’estrazione di una lotteria e anche una TV locale che riprende qualche spezzone.

Un “mago” dall’accento brasiliano ha appena concluso il suo spettacolo per bambini. E’ il momento dei palloncini dalle diverse forme: i bambini sono tanti, ma con un po’ di pazienza ce n’è per tutti.

Tenere a bada i tanti bambini a quest’ora è difficile, ma il mago ce la mette tutta per evitare la ressa: comincia a gonfiare i palloncini a forma di missile e a lanciarli lontani 5-6 metri; così, pensa, non si avvicineranno troppo alla struttura mobile che serve per lo spettacolo, rischiando di urtarla e farsi male.

Ottima strategia per i bambini, ma non ha tenuto conto dei genitori. Che invece di lasciare ai bambini la “conquista” dei palloncini si sentono in diritto di non lasciargli questa fatica e scendono personalmente in campo con tutte le loro doti acrobatiche.

E così nascono i primi screzi, le prime spallate, poi vere e proprie battaglie, sotto gli sguardi attoniti e (per fortuna …) spesso divertiti dei piccini, che la prendono con ironia molto più saggiamente dei genitori (e dei nonni).

Mio figlio ha 4 anni e 1/2, mio nipote 2 e 1/2; siccome c’è ressa e loro sono in prima fila mi lancio in mezzo alla bolgia per tirarli fuori. Ma due mamme (!) mi sbarrano la strada perché … c’è in atto un singolar tenzone che invita alla prudenza.

Mamma 1 ha un accento tipicamente romagnolo, Mamma 2 romano purosangue.

Mamma 1: “Ma si rende conto che mia figlia è piccola? Doveva lasciarmi il palloncino!” (a mio giudizio avrà avuto circa 5 anni, ovviamente mi sono ben guardato dal verificare di persona)

Mamma 2: “Ma che piccola e piccola, è alta quasi come lei, li mortacci …”

Mamma 1: “La sua andrà almeno alle scuole medie! Non si vergogna?”

Mamma 2: “Ma lei che ne sa? Venga fuori di qui che facciamo i conti”

io: “Signore scusate, là dietro c’è una bancarella che vende sacchetti di palloncini a pochi centesimi. In spiaggia ci sono i compressori. Non vale la pena litigare per così poco … E poi il mago ne ha tanti, basta pazientare.”

Macché, è come se non esistessi neanche. Il guaio e che non riesco a passare per andare a prendere mio figlio e mio nipote. Vedo però che i bambini, essendosi accorti delle varie situazioni di tensione ad opera dei genitori (e dei nonni …) saggiamente si sono calmati. Che sia una strategia del mago? Provocare risse tra i genitori per tenere buoni i piccoli.

Nel frattempo la figlia della Mamma 1, rimasta inizialmente senza palloncino, l’ha recuperato da sola, per cui la battaglia dovrebbe aver perso la sua ragion d’essere. Macché! Pare che delle 2 Mamme ne rimarrà soltanto una …

Quando finalmente riesco a recuperare figlio e nipote, che hanno conquistato da soli il palloncino, quando tutte le altre battaglie sono terminate e il mago sta smontando il suo impianto le due mamme focose stanno ancora duellando. Le loro figlie nel frattempo stanno giocando con i rispettivi palloncini. Una le guarda e ridacchia, l’altra, la più piccola, ha uno sguardo emblematico del tipo: “ma guarda un po’ cosa mi tocca vedere, se non l’avessi almeno io la testa a posto …”

Mio figlio mi chiede: papi, ma cosa stanno facendo quelle due?

Niente niente, rispondo io, è uno spettacolo per la TV. Vedi che c’è anche la telecamera?

Il giorno dopo guardo il giornale locale: nessuna notizia di morti o feriti. Mano male! Mi chiedo però come facciamo a stupirci quando in parlamento vediamo certa gente: ci rappresentano alla perfezione. O no?

Extraterrestre portami via

Extraterrestre vienimi a cercare voglio un pianeta su cui ricominciare

Mai avuta questa sensazione?

Io si. A volte vorrei sparire nel nulla e ricominciare un’altra vita. Magari a Moorea.

Poi passa: gli affetti più cari vincono e ti dicono che la vita è bella e che sei pure fortunato ad avere ciò che hai, ma a volte la sensazione di vivere spendendo la maggior parte del tempo a fare cose senza senso, specie sul lavoro, è tanta.

Riuscirò mai a liberarmi di ciò che non conta niente (ma mi serve per guadagnare da vivere per me e per i miei figli)?