Come in un presente eterno

Non sapremo mai se il nostro incontro sia più effetto o causa …
Ci siamo trovati per caso o per necessità?
C’è un istinto comune che quella sera ci ha “costretti” ad incontrarci?

E’ una domanda che per me resta senza risposta, però mi piace pensare che le nostre due strade si siano unite in quella strada senza inizio e senza fine che è l’amore: una corrente sottomarina potente e inarrestabile nella quale siamo stati risucchiati, una convergenza parallela che proprio in quel punto dello spazio/tempo ha generato l’incontro che ci ha portato ancora adesso, dopo 14 anni di matrimonio e 18 di conoscenza, a stupirci di quanto accadde allora e da allora in poi.

Anche se fossi un poeta le parole sarebbero inadeguate per descrivere la nostra storia,  fatta di sorrisi, pianti, sensazioni, emozioni, viaggi, sogni, figli, musiche, profumi, odori, condivisione, complicità, gioie, dolori e quant’altro.

Ma tutto questo l’abbiamo vissuto insieme, la scienza direbbe “in risonanza”, la musica “in armonia”.

Tutti questi ricordi sono un presente eterno, che il suo spazio è ovunque e il suo tempo non è mai, sono tutti li, scolpiti nella mente e nel cuore, indistruttibili.
Sono roccia solida sulla quale costruire quando sarà ancora necessario, sono una casa sicura nella quale trovare riparo durante una tempesta: il viaggio non è finito e la nostra vita è tutt’altro che una routine.

Che vaghiamo ancora verso terre di confine, sapendo cosa ci aspetta solo in parte, LIBERI anche se il viaggio sarà insieme,LIBERI proprio perché il viaggio sarà insieme.

E allora, Amore mio, eccoci, noi due là!
Di nuovo in cammino, come in un presente eterno, solo il cielo per vestito e malattia dell’infinito

 

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Storia di Marco e di chi lo ha aiutato

Storia di Marco e di chi lo ha aiutato

Ecco, io prima di qualsiasi cosa, di qualsiasi discussione, di qualsiasi provvedimento sociale, politico ed economico, farei di tutto perché i nostri simili più deboli e fragili non siano mai lasciati soli, siano assistiti a tutti i costi, siano fatti sacrifici per loro, ma che non siano mai abbandonati, mai isolati.
Mai.
“Perché è la vita, non la morte, a non avere confini” (G. Marquez)

Citazione dall’articolo

Le tasche piene di sassi (lettera a mia madre)

Cara mamma,
non so perché ho voglia di scriverti dopo tanti anni: te ne sei andata nel 1976, quando avevo 6 anni, e non conservo di te nessun ricordo salvo qualche foto e un’immagine, scolpita solo nei miei ricordi, di te davanti ad uno specchio mentre ti facevi bella.

E’ un’immagine di chissà quale anno, probabilmente di quando stavi ancora bene, prima della malattia crudele che ti ha portato lontano da me troppo presto: io avrò avuto più o meno l’età che ha adesso il mio figlio più piccolo, 4 anni. Perché la mia mente per soffrire meno è riuscita a cancellare tutti i ricordi meno questa immagine, che rimane scolpita in modo indelebile?

Forse perché in questa immagine eri troppo bella, forse perché la sofferenza e il dolore ci spingono a cancellare i ricordi ad essi legati, ma la bellezza alla fine vince sempre.

Non so come sarebbe stata la mia vita con te, so però che non amo frequentare i cimiteri, compresa la tua tomba, perché so che non sei li dentro: quello che rimane sono particelle che magari tra qualche decina d’anni genereranno altra vita. Ma non sono te.

Mi piacerebbe potere avere dentro di me la certezza che ti rivedrò un giorno, ma so che in questo caso la mente non è sufficiente per dire si o no: la risposta è affidata al cuore, al sentimento, alla fede. E alla musica.

La canzone che mi ha fatto pensare a te è quella che Lorenzo ha scritto dopo la morte di sua mamma, e anch’io insieme a lui mi ritrovo a desiderare di reincontrarti, magari solo per un attimo …

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Ciao mamma,
ti voglio bene

La [mia] donna ideale

Ricordo ancora quando uscì nel 1992 (credo) questa canzone di Roberto Vecchioni, “Voglio una donna”. Allora avevo 22 anni, ero già alla ricerca della donna della mia vita e tutto sommato pensavo dentro di me che il buon Vecchioni aveva ragione: a me non interessavano le donne in carriera, ma quelle “di un tempo”, quelle che prima di tutto fanno le mamme, che ti curano mentre sei in pantofole e ti leggi il giornale dopo cena, che sono dolci anche se un po’ noiose.

Com’è andata, adesso che di anni ne ho 43?

Ho conosciuto mia moglie nel 1996, ci siamo sposati nel 2000 e abbiamo due figli.

Mia moglie sta facendo più carriera di me e fa bene perché di cervello ne abbiamo entrambi da vendere, ma lei è più ambiziosa.

I figli sono due e li cresciamo insieme nel senso letterale della parola; neanche dividendoci a metà le cose, ma scegliendo proprio tutto in due. E finora non posso che dire che ha funzionato benissimo!

I lavori “di casa” sono divisi esattamente a metà e non nel modo classico (per esempio il lavaggio piatti è mio, le pulizie di casa più mie che sue).

Non è certo la “signorina rambo” della canzone di Vecchioni, ma la passione vi assicuro che è sempre accesa.

E infine tutte le decisioni, grandi e piccole, vengono prese in modo condiviso, a volte anche con qualche contrasto non indifferente, perché i cervelli che ragionano (bene credo) sono due e le opinioni non sono sempre uguali. E’ più faticoso, ma anche più bello.

Perché quindi alla fine tra le diverse possibilità che avevo ho scelto non dico il contrario, ma comunque qualcosa di così diverso da quello che ritenevo adatto a me?

Ho una sola risposta: perché mi sono innamorato solo di mia moglie. E dopo 13 anni di matrimonio e 17 anni di conoscenza sono ancora innamorato almeno quanto lo sono stato in passato se non di più.

La mia vita è sicuramente più intensa e probabilmente più faticosa di quanto mi immaginavo nel 1992, ma è anche più bella.

Non ti muovere

Una giornata lavorativa inutile e stressante.
Una riunione inutile con tutti, ma proprio tutti i dirigenti. Una pena infinita.
Mia moglie che nel pomeriggio porta il piccolo dal pediatra: varicella.
Vorrei essere a casa, ma non posso: lo stipendio serve a me e alle persone con le quali vorrei essere.

Alle 19.30 finalmente prendo l’autobus.
L’autista è stanco e sfiora un incidente.
In autobus ascolto una vecchia canzone di Renato Zero: “Manichini”, parola perfetta per descrivere i colletti bianchi che ho incontrato nel pomeriggio. Chissà se gli viene mai voglia di sapere “nella pelle di un uomo come si stà”.

Alle 20.15 entro in casa. Mi aspetto che i miei piccoli, mia moglie e mia suocera siano stanchi per la giornata stressante. E invece …
Il piccolo, proprio quello con la varicella, mi fa festa insieme alla sorella più grande. Mi regalano sorrisi a non finire. La cena è pronta. Mia moglie è sorridente. Mia suocera è stanca, ma si vede che oggi ha dato tutto. E’ una persona buona, generosa. Adora i suoi tre nipoti e si spende per tutti. Una di quelle che il Paradiso, se esiste, è sicuramente per loro. Un esempio del bene che è più forte del male.

E’ sera e alle 21.30 in punto i piccoli vanno a dormire. Li ringrazio per avermi raddrizzato la giornata e gli dico a cuore aperto che sono orgoglioso di loro. Mi sento fortunato. Li coccolo un po’, fino a quando si addormentano.

Prima di dormire 10 minuti di TV. Capito su IRIS. C’è il film “Non ti muovere” con Sergio Castellitto, Claudia Gerini e Penelope Cruz. L’avevo visto qualche anno fa. Nella scena che ho davanti Castellitto scappa con Penelope Cruz sullo sfondo musicale di una vecchia canzone di Toto Cutugno. Ricordo ancora che piaceva molto ai miei nonni. Si chiama, credo, “Quanti amori”.

E’ una canzone le cui parole non c’entrano niente con i miei sentimenti del momento.

Ma il potere della musica, del cinema, dell’arte in generale, è proprio quello di evocare sentimenti e stati d’animo che vanno oltre le parole. Sono sensazioni che fanno un volo immenso e che cerchi di afferrare al volo e di interiorizzare, perché in quel momento ti descrivono in modo perfetto.

Se Dio esiste, l’arte, la musica, il sorriso sono sicuramente una delle sue espressioni. Perché sono belle.
Se Dio esiste, l’amore, i figli, le persone buone sono sicuramente una delle sue espressioni. Perché sono belle.

Vorrei congelare questo momento.
Vorrei fissarne pensieri, sentimenti e sensazioni.
Non ti muovere.