Il dolore innocente

Tragedie come quella di ieri, dei profughi in cerca di una vita vera a Lampedusa, mi riportano subito alla mente l’unica domanda davvero fondamentale della nostra vita: perché?

E’ una domanda che ci facciamo da bambini, che la prima volta che senti tuo figlio che te la fa seriamente e non come un ritornello di chi è in cerca di attenzione pensi “Accidenti, è cresciuto!”.

E’ una domanda esistenziale che alla fine ci riporta al senso dell’esistenza e quindi a Dio.

Se questa vita ha un senso, qual’è?

Se l’universo esiste, qualcuno lo ha creato? A volte è così perfetto che mi sembra ovvio che sì, Dio esiste, poi di fronte alle catastrofi naturali mi sembra ovvio che non può essere così.

Di solito quando si pensa a Dio si pensa ad un essere che è onnipotente, cioè che può fare quello che vuole quando e come vuole. Perché quindi se Dio è amore, come ci insegna Gesù Cristo nei Vangeli e come ci dice anche Papa Francesco permette tragedie simili, in cui muoiono bambini e innocenti? Lasciamo perdere stupidaggini come quella che Dio non vuole ma “permette”: sono inutili giri di parole che a mio parere sembrano bestemmie.

D’accordo, quella di Lampedusa è una tragedia nella quale l’uomo ha tante colpe, ma i terremoti no, in quelli l’uomo proprio non c’entra niente, così come nelle malattie genetiche. Quindi la domanda rimane: dov’era Dio durante il terremoto in Emilia dell’anno scorso? Dov’era durante la tragedia di Lampedusa? Dov’era durante la shoah?

Secondo me ha ragione Vito Mancuso. Delle tre frasi seguenti una non può essere vera:

  • nell’universo esiste il male
  • Dio non vuole il male
  • Dio è onnipotente

La prima è un’ovvietà, la seconda una banalità per chi ha fede, la terza un postulato che sembra ovvio e che i nostri padri davano per scontato e ci hanno trasmesso.

Eppure l’onnipotenza di Dio è l’unico dei tre concetti che possa essere messo in discussione da un credente. Ma che Dio sarebbe un Dio che a volte non può agire? Forse esiste qualcosa di più potente di Dio?

Probabilmente non potremo mai rispondere, dobbiamo rassegnarci che alcuni misteri tali resteranno per sempre. Ricordo che da giovane lessi su un bel libro di Astronomia che per capire l’espansione dell’universo dovevamo pensarlo come un palloncino infinitamente sottile che si gonfia, come un oggetto quindi di due dimensioni. Perché? Perché noi siamo esseri immersi nelle tre dimensioni dello spazio più quella temporale e non riusciamo ad immaginarci un’espansione dello spazio in cui viviamo se non facendo finta che una dimensione non esista.

Quindi per analogia dobbiamo rassegnarci anche a non saper rispondere al perché Dio non possa intervenire nelle tragedie. Personalmente apprezzo molto la soluzione che propone nei suoi libri Vito Mancuso: quella di un caos che aumenta (entropia) ma che nello stesso tempo genera strutture che contengono organizzazione e relazione, quindi più ordine e armonia.

Riconosco però che quando vedo tragedie immani riesco solo a trovare consolazione nella musica e in canzoni come quella che contiene questi versi meravigliosi:

Ecco il mistero,
sotto un cielo di ferro e di gesso
l’uomo riesce ad amare lo stesso
e ama davvero
nessuna certezza
che commozione, che tenerezza

(Lucio Dalla, Balla balla ballerino)

Quando ascolto questi capolavori sento che nonostante tutto l’amore, il bene, la bellezza, l’armonia sono più grandi dell’odio, del male, dell’orrore, del caos. Esistono tutti, ma i primi quattro sono più grandi. e alla fine sento che vinceranno.

Annunci

Le tasche piene di sassi (lettera a mia madre)

Cara mamma,
non so perché ho voglia di scriverti dopo tanti anni: te ne sei andata nel 1976, quando avevo 6 anni, e non conservo di te nessun ricordo salvo qualche foto e un’immagine, scolpita solo nei miei ricordi, di te davanti ad uno specchio mentre ti facevi bella.

E’ un’immagine di chissà quale anno, probabilmente di quando stavi ancora bene, prima della malattia crudele che ti ha portato lontano da me troppo presto: io avrò avuto più o meno l’età che ha adesso il mio figlio più piccolo, 4 anni. Perché la mia mente per soffrire meno è riuscita a cancellare tutti i ricordi meno questa immagine, che rimane scolpita in modo indelebile?

Forse perché in questa immagine eri troppo bella, forse perché la sofferenza e il dolore ci spingono a cancellare i ricordi ad essi legati, ma la bellezza alla fine vince sempre.

Non so come sarebbe stata la mia vita con te, so però che non amo frequentare i cimiteri, compresa la tua tomba, perché so che non sei li dentro: quello che rimane sono particelle che magari tra qualche decina d’anni genereranno altra vita. Ma non sono te.

Mi piacerebbe potere avere dentro di me la certezza che ti rivedrò un giorno, ma so che in questo caso la mente non è sufficiente per dire si o no: la risposta è affidata al cuore, al sentimento, alla fede. E alla musica.

La canzone che mi ha fatto pensare a te è quella che Lorenzo ha scritto dopo la morte di sua mamma, e anch’io insieme a lui mi ritrovo a desiderare di reincontrarti, magari solo per un attimo …

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Ciao mamma,
ti voglio bene