Donne e uomini alternativi

Il discepolo evangelico secondo il Discorso della Montagna.

Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta

E’, anzitutto, un uomo povero, fragile, che ogni giorno dice: “Rimetti a noi i nostri debiti”; è quindi un uomo che pecca. Ha però un grande desiderio del Regno – “Venga il tuo Regno”, “Cercate prima il Regno di Dio” -, ha fame e sete di giustizia, si lascia continuamente di nuovo ispirare dall’ideale presentato nel Discorso della montagna, soprattutto nelle Beatitudini, e che è in realtà Gesù e Gesù crocefisso.

E’ un uomo sincero e leale, che mantiene la parola data, non cerca onori e ricchezze sulla terra, non è schiavo del denaro né dell’audience, non si preoccupa di apparire, sa che il Padre celeste ha cura di lui e perciò vive nella pace. E’ un uomo gentile e affabile, dal cuore puro e dall’occhio limpido.

La comunità dei discepoli evangelici è fatta di persone che hanno lasciato la folla per salire vicino a Gesù sulla montagna, solidali tra loro, che si accettano e si perdonano, pur se talora si feriscono. Persone perseguitate e poco stimate.

In qualche maniera è una comunità alternativa, che va contro corrente e non accetta le norme di questo mondo. Proprio in tale comunità è possibile vivere l’amore del nemico, l’amore di chi perseguita, perché si sperimenta la forza della solidarietà e del perdono.

Naturalmente sarà sempre minoritaria, una minoranza incisiva e coraggiosa, un piccolo resto che piace a Dio e conosce bene il cammino da percorrere, senza lasciarsi trascinare come tutti dai miraggi del successo e del potere.

Tratto e in parte adattato da “Il discorso della montagna” di Carlo Maria Martini – Mondadori editore, pag. 85-86.

L’uomo spirituale

Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini

Il 31 agosto 2012 se n’è andato Carlo Maria Martini.

Ieri, a un anno esatto di distanza, ero in Duomo a Milano a ringraziarlo: non l’ho mai incontrato di persona, ma è un padre spirituale al quale devo tutto.

Gli devo la mia fede più matura.

Gli devo la passione per la lettura (la lectio) del Vangelo e della Bibbia, con tutti i miei limiti e per quel poco che riesco a fare.

Gli devo la certezza che si possono avere una cultura e una fede gigantesche ma vissute con semplicità, senza protagonismo, “alla pari”.

Gli devo consolazione e serenità nei miei momenti più bui e nelle contraddizioni della vita.

Gli devo scelte di vita per me importantissime, fatte cercando di usare quel discernimento a lui tanto caro.

Gli devo quindi, oltre al ricordo nelle mie preghiere, almeno questo ringraziamento da condividere con voi.

Le parole con le quali Vito Mancuso definisce l'”uomo spirituale” secondo me lo descrivono alla perfezione.

Un’anima grande, larga, vasta, come questo cielo che non mi stancherò mai di guardare e che manda la sua luce e la sua pioggia su tutti, buoni e cattivi, su coloro che lo ringraziano e su coloro che lo maledicono, e anche su coloro che semplicemente non se ne curano.

Un’anima grande, mahatma, un’anima capiente, nel duplice senso che contiene e che quindi capisce, in grado di accogliere tutte le contraddizioni che la ragione osservando il mondo non può fare a meno di riscontrare.

Lo Spirito è l’emozione dell’intelligenza

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Liberamente tratto da “L’anima e il suo destino (Vito Mancuso) capitoli 22 e 23 

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in suono e produce la musiche immortale dei Pink Floyd.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in colore e produce i cieli stellati e i campi maturi di Van Gogh.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per l’ordine e la simmetria del mondo che si trasferisce in ricerca scientifica e che fece parlare Einstein (ed io con lui!) di “ammirazione estasiata delle leggi della natura”.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in filosofia e in meditazione e che produce la perfetta giustizia che traspare dalle letture di Vito Mancuso o del Card. Carlo Maria Martini.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per il senso di fratellanza e di unità del genere umano che si trasferisce nella religione e genera la formula universale della regola d’oro.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza di fronte alla bellezza e all’armonia dell’essere, l’emozione di vederla nei sorrisi della mia amata, nella serenità dei miei figli mentre dormono e nella loro spensieratezza mentre giocano, l’emozione di esserne parte e di poterla riprodurre mediante il proprio lavoro.

Il più grande lavoro che ogni essere umano è chiamato a fare consiste nell’orientamento del suo spirito verso il bene, verso la luce della giustizia, dell’ordine, della simmetria, la stessa luce, la stessa sapienza, che è all’origine del mondo. Questa è l’eternità, in cui già qui e ora si può entrare e dove, una volta entrati, non si esce più.

Ci arriverò anch’io? Sono ancora lontano.
Però sono in viaggio …

Rinascere nello Spirito

Mi sembrava la prima volta quella mattina di oltre un anno fa: la lettura del Vangelo di San Giovanni al Cap. 15, “La vite e i tralci”.

E Gesù che non era più solo un personaggio storico, ma Gesù visto come Dio personale espressione del Dio impersonale che ha creato tutto (i teologi e i filosofi pare che lo chiamino Logos).

Gesù come principio dell’ordine che si sviluppa nella natura apparentemente contro l’entropia anche se le leggi della fisica non vengono violate, ma Gesù anche principio dell’ordine spirituale dentro di me: se perdo il suo riferimento svanisco nel nulla, sono un tralcio che non ha più linfa.

Improvvisamente la parola di Dio riprendeva vita.

Improvvisamente avevo riscoperto tutto quello che probabilmente già sapevo, ma che non capivo più, che non riconoscevo più: da giovane, tra i 15 e i 20 anni avevo già capito che il Vangelo, magnificamente spiegato dal card. Martini, che la mia musica preferita, che le stelle, le MIE stelle davanti alle quali mi sono commosso più volte per la loro bellezza, erano espressione di un unico grande principio: la bellezza-ordine-verità magnificamente descritta da Vito Mancuso nei suoi libri.

Era tutto attraente perché espressione di bellezza; perché espressione di un ordine che vinceva il degrado, e la bellezza-ordine era verità.

Ma questo messaggio negli anni si era perso perché non sapevo più come spiegarlo; perché a furia di correre per le tante cose da fare non riuscivo più a fermarmi a pensare e a cercare la pace dentro di me.

Poi sono arrivati gli studi e la laurea.

Poi l’amore, non più quello ideale, sognato, non più quello dell’innamoramento iniziale in cui tutto è bello e non fai fatica, ma quello vero, associato alla volontà, con una donna che è diventata mia moglie e che non era più un sogno agognato. Quel rapporto che se lo vuoi tenere vivo è bellissimo, ma devi mettercela tutta.

Poi sono arrivati i miei 2 bellissimi figli e con loro il mestiere più difficile del mondo, quello di genitori.

E nel mezzo tante esperienze oscure, di malattia e morte dei famigliari.

E tanti perché senza risposta, ma che non mi hanno mai tolto del tutto la serenità.

Erano piuttosto le “perdite di tempo” che mi toglievano la serenità, il tempo dedicato a cose inutili, perché la vita è troppo bella per essere sprecata.

Adesso e da quella mattina mi sembra di vedere la luce. Improvvisamente mi sembra di ritrovare il filo che avevo perso. E questo lo devo ad una persona che non conosco da vicino, ma che ha avuto il coraggio di rivelare il suo pensiero nei suoi libri, senza ritenerlo inutile: Vito Mancuso. Discepolo ed estimatore (non a caso!) del mio padre spirituale nei cieli della pace, il card. Martini.

Spero di avere il coraggio di fare altrettanto anch’io, ma prima ho bisogno di fare ancora chiarezza, di approfondire, di meditare/pregare, ma in modo nuovo; sapendo che meditazione e preghiera non sono un’astrazione dal mondo, ma esattamente il contrario: entrare in armonia con il creato, perché espressione e scoperta dello stesso Dio.

Buon viaggio a Vito che è già molto avanti e buon viaggio anche a me.