L’uomo spirituale

Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini

Il 31 agosto 2012 se n’è andato Carlo Maria Martini.

Ieri, a un anno esatto di distanza, ero in Duomo a Milano a ringraziarlo: non l’ho mai incontrato di persona, ma è un padre spirituale al quale devo tutto.

Gli devo la mia fede più matura.

Gli devo la passione per la lettura (la lectio) del Vangelo e della Bibbia, con tutti i miei limiti e per quel poco che riesco a fare.

Gli devo la certezza che si possono avere una cultura e una fede gigantesche ma vissute con semplicità, senza protagonismo, “alla pari”.

Gli devo consolazione e serenità nei miei momenti più bui e nelle contraddizioni della vita.

Gli devo scelte di vita per me importantissime, fatte cercando di usare quel discernimento a lui tanto caro.

Gli devo quindi, oltre al ricordo nelle mie preghiere, almeno questo ringraziamento da condividere con voi.

Le parole con le quali Vito Mancuso definisce l'”uomo spirituale” secondo me lo descrivono alla perfezione.

Un’anima grande, larga, vasta, come questo cielo che non mi stancherò mai di guardare e che manda la sua luce e la sua pioggia su tutti, buoni e cattivi, su coloro che lo ringraziano e su coloro che lo maledicono, e anche su coloro che semplicemente non se ne curano.

Un’anima grande, mahatma, un’anima capiente, nel duplice senso che contiene e che quindi capisce, in grado di accogliere tutte le contraddizioni che la ragione osservando il mondo non può fare a meno di riscontrare.

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