Il potere infinito della musica

Era l’estate del 1997, primo viaggio all’estero con quella che era già la donna della mia vita.

Entusiasmo alle stelle che si rinnova tutte le volte che riascolto questa canzone, che era diventata la colonna sonora della nostra vacanza.

Sono passati tanti anni, ma l’emozione è la stessa in qualsiasi momento o luogo la riascolti, indistruttibile.

Sarà anche vero che il nostro universo ha 3, 4, 13 o comunque un numero finito di dimensioni. Ma la musica le attraversa tutte quante e probabilmente ne crea sempre di nuove.

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Il dolore innocente

Tragedie come quella di ieri, dei profughi in cerca di una vita vera a Lampedusa, mi riportano subito alla mente l’unica domanda davvero fondamentale della nostra vita: perché?

E’ una domanda che ci facciamo da bambini, che la prima volta che senti tuo figlio che te la fa seriamente e non come un ritornello di chi è in cerca di attenzione pensi “Accidenti, è cresciuto!”.

E’ una domanda esistenziale che alla fine ci riporta al senso dell’esistenza e quindi a Dio.

Se questa vita ha un senso, qual’è?

Se l’universo esiste, qualcuno lo ha creato? A volte è così perfetto che mi sembra ovvio che sì, Dio esiste, poi di fronte alle catastrofi naturali mi sembra ovvio che non può essere così.

Di solito quando si pensa a Dio si pensa ad un essere che è onnipotente, cioè che può fare quello che vuole quando e come vuole. Perché quindi se Dio è amore, come ci insegna Gesù Cristo nei Vangeli e come ci dice anche Papa Francesco permette tragedie simili, in cui muoiono bambini e innocenti? Lasciamo perdere stupidaggini come quella che Dio non vuole ma “permette”: sono inutili giri di parole che a mio parere sembrano bestemmie.

D’accordo, quella di Lampedusa è una tragedia nella quale l’uomo ha tante colpe, ma i terremoti no, in quelli l’uomo proprio non c’entra niente, così come nelle malattie genetiche. Quindi la domanda rimane: dov’era Dio durante il terremoto in Emilia dell’anno scorso? Dov’era durante la tragedia di Lampedusa? Dov’era durante la shoah?

Secondo me ha ragione Vito Mancuso. Delle tre frasi seguenti una non può essere vera:

  • nell’universo esiste il male
  • Dio non vuole il male
  • Dio è onnipotente

La prima è un’ovvietà, la seconda una banalità per chi ha fede, la terza un postulato che sembra ovvio e che i nostri padri davano per scontato e ci hanno trasmesso.

Eppure l’onnipotenza di Dio è l’unico dei tre concetti che possa essere messo in discussione da un credente. Ma che Dio sarebbe un Dio che a volte non può agire? Forse esiste qualcosa di più potente di Dio?

Probabilmente non potremo mai rispondere, dobbiamo rassegnarci che alcuni misteri tali resteranno per sempre. Ricordo che da giovane lessi su un bel libro di Astronomia che per capire l’espansione dell’universo dovevamo pensarlo come un palloncino infinitamente sottile che si gonfia, come un oggetto quindi di due dimensioni. Perché? Perché noi siamo esseri immersi nelle tre dimensioni dello spazio più quella temporale e non riusciamo ad immaginarci un’espansione dello spazio in cui viviamo se non facendo finta che una dimensione non esista.

Quindi per analogia dobbiamo rassegnarci anche a non saper rispondere al perché Dio non possa intervenire nelle tragedie. Personalmente apprezzo molto la soluzione che propone nei suoi libri Vito Mancuso: quella di un caos che aumenta (entropia) ma che nello stesso tempo genera strutture che contengono organizzazione e relazione, quindi più ordine e armonia.

Riconosco però che quando vedo tragedie immani riesco solo a trovare consolazione nella musica e in canzoni come quella che contiene questi versi meravigliosi:

Ecco il mistero,
sotto un cielo di ferro e di gesso
l’uomo riesce ad amare lo stesso
e ama davvero
nessuna certezza
che commozione, che tenerezza

(Lucio Dalla, Balla balla ballerino)

Quando ascolto questi capolavori sento che nonostante tutto l’amore, il bene, la bellezza, l’armonia sono più grandi dell’odio, del male, dell’orrore, del caos. Esistono tutti, ma i primi quattro sono più grandi. e alla fine sento che vinceranno.

13 anni

13 anni di sorrisi, avventure, pianti, vita quotidiana, viaggi, pannolini, fatiche, case e ristrutturazioni, amici, preghiere, confronti, scelte.

13 anni indimenticabili di te e di me.

13 anni di Amore, più grande oggi di allora.

13 passi insieme verso l’Infinito.

Donne e uomini alternativi

Il discepolo evangelico secondo il Discorso della Montagna.

Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta

E’, anzitutto, un uomo povero, fragile, che ogni giorno dice: “Rimetti a noi i nostri debiti”; è quindi un uomo che pecca. Ha però un grande desiderio del Regno – “Venga il tuo Regno”, “Cercate prima il Regno di Dio” -, ha fame e sete di giustizia, si lascia continuamente di nuovo ispirare dall’ideale presentato nel Discorso della montagna, soprattutto nelle Beatitudini, e che è in realtà Gesù e Gesù crocefisso.

E’ un uomo sincero e leale, che mantiene la parola data, non cerca onori e ricchezze sulla terra, non è schiavo del denaro né dell’audience, non si preoccupa di apparire, sa che il Padre celeste ha cura di lui e perciò vive nella pace. E’ un uomo gentile e affabile, dal cuore puro e dall’occhio limpido.

La comunità dei discepoli evangelici è fatta di persone che hanno lasciato la folla per salire vicino a Gesù sulla montagna, solidali tra loro, che si accettano e si perdonano, pur se talora si feriscono. Persone perseguitate e poco stimate.

In qualche maniera è una comunità alternativa, che va contro corrente e non accetta le norme di questo mondo. Proprio in tale comunità è possibile vivere l’amore del nemico, l’amore di chi perseguita, perché si sperimenta la forza della solidarietà e del perdono.

Naturalmente sarà sempre minoritaria, una minoranza incisiva e coraggiosa, un piccolo resto che piace a Dio e conosce bene il cammino da percorrere, senza lasciarsi trascinare come tutti dai miraggi del successo e del potere.

Tratto e in parte adattato da “Il discorso della montagna” di Carlo Maria Martini – Mondadori editore, pag. 85-86.

C’è bisogno di bellezza

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C’è bisogno di bellezza.

Me ne accorgo dentro di me: a volte basta una bella canzone per calmarmi la rabbia.

Me ne accorgo in ufficio o in famiglia: spesso basta un sorriso per sciogliere le tensioni.

Me ne sono accorto quando ho inviato agli amici una foto del passaggio di Venere sul Sole: tutti mi risposero entusiasti.

Non posso che ringraziare Vito Mancuso per questa verità che dentro di me già sapevo, ma che avevo dimenticato o nella quale non credevo più.

Grazie alla bellezza della mia vita e alle persone che mi amano, che sono la bellezza senza la quale non riuscirei a cogliere il bello in tutto il resto.

Questo dovrebbe essere il compito di ogni uomo: trasmettere il bello.
Ce la faremo? Domanda sbagliata: devo farcela anzitutto io.

Lo Spirito è l’emozione dell’intelligenza

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Liberamente tratto da “L’anima e il suo destino (Vito Mancuso) capitoli 22 e 23 

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in suono e produce la musiche immortale dei Pink Floyd.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in colore e produce i cieli stellati e i campi maturi di Van Gogh.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per l’ordine e la simmetria del mondo che si trasferisce in ricerca scientifica e che fece parlare Einstein (ed io con lui!) di “ammirazione estasiata delle leggi della natura”.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in filosofia e in meditazione e che produce la perfetta giustizia che traspare dalle letture di Vito Mancuso o del Card. Carlo Maria Martini.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per il senso di fratellanza e di unità del genere umano che si trasferisce nella religione e genera la formula universale della regola d’oro.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza di fronte alla bellezza e all’armonia dell’essere, l’emozione di vederla nei sorrisi della mia amata, nella serenità dei miei figli mentre dormono e nella loro spensieratezza mentre giocano, l’emozione di esserne parte e di poterla riprodurre mediante il proprio lavoro.

Il più grande lavoro che ogni essere umano è chiamato a fare consiste nell’orientamento del suo spirito verso il bene, verso la luce della giustizia, dell’ordine, della simmetria, la stessa luce, la stessa sapienza, che è all’origine del mondo. Questa è l’eternità, in cui già qui e ora si può entrare e dove, una volta entrati, non si esce più.

Ci arriverò anch’io? Sono ancora lontano.
Però sono in viaggio …

La [mia] donna ideale

Ricordo ancora quando uscì nel 1992 (credo) questa canzone di Roberto Vecchioni, “Voglio una donna”. Allora avevo 22 anni, ero già alla ricerca della donna della mia vita e tutto sommato pensavo dentro di me che il buon Vecchioni aveva ragione: a me non interessavano le donne in carriera, ma quelle “di un tempo”, quelle che prima di tutto fanno le mamme, che ti curano mentre sei in pantofole e ti leggi il giornale dopo cena, che sono dolci anche se un po’ noiose.

Com’è andata, adesso che di anni ne ho 43?

Ho conosciuto mia moglie nel 1996, ci siamo sposati nel 2000 e abbiamo due figli.

Mia moglie sta facendo più carriera di me e fa bene perché di cervello ne abbiamo entrambi da vendere, ma lei è più ambiziosa.

I figli sono due e li cresciamo insieme nel senso letterale della parola; neanche dividendoci a metà le cose, ma scegliendo proprio tutto in due. E finora non posso che dire che ha funzionato benissimo!

I lavori “di casa” sono divisi esattamente a metà e non nel modo classico (per esempio il lavaggio piatti è mio, le pulizie di casa più mie che sue).

Non è certo la “signorina rambo” della canzone di Vecchioni, ma la passione vi assicuro che è sempre accesa.

E infine tutte le decisioni, grandi e piccole, vengono prese in modo condiviso, a volte anche con qualche contrasto non indifferente, perché i cervelli che ragionano (bene credo) sono due e le opinioni non sono sempre uguali. E’ più faticoso, ma anche più bello.

Perché quindi alla fine tra le diverse possibilità che avevo ho scelto non dico il contrario, ma comunque qualcosa di così diverso da quello che ritenevo adatto a me?

Ho una sola risposta: perché mi sono innamorato solo di mia moglie. E dopo 13 anni di matrimonio e 17 anni di conoscenza sono ancora innamorato almeno quanto lo sono stato in passato se non di più.

La mia vita è sicuramente più intensa e probabilmente più faticosa di quanto mi immaginavo nel 1992, ma è anche più bella.