L’italietta di stamina e la liberazione dalle pseudoscienze

magia

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L’Italietta è tutta in questo articolo che elenca personaggi e istituzioni che sono stati a favore del metodo Stamina:
http://www.ilpost.it/2014/04/24/personaggi-a-favore-di-stamina/

Ci sono tanti santoni del mondo dello spettacolo, poi calciatori, politici, medici, tribunali, un ministro della salute e quasi tutto il senato della Repubblica.

Adesso tutti hanno capito che è una truffa e quindi tutti zitti: non ce n’è uno che ammetta di avere sbagliato, o almeno se c’è proprio non sono riuscito a scoprirlo.

In Italia (e non solo, ma cominciamo da casa nostra …) abbiamo ancora bisogno di 25 aprile e di liberazione: si, dobbiamo liberarci dalle pseudoscienze!

+ Uomini di scienza, cioè scienziati, strani tipi che a volte sembrano un po’ noiosi, ma che utilizzano il metodo scientifico
– buffoni

Che poi la scienza non è così noiosa, siamo noi che pensiamo sia solo per cervelloni: avete mai visto i passaggi più luminosi della Stazione Spaziale Internazionale?

Vi assicuro che i miei figli e i loro amici li trovano tutt’altro che noiosi. Eppure la maggior parte della gente quando li vede per caso ha paura degli UFO (e spesso chiama il 112 o il 113 …).

W l’Astronomia, abbasso l’astrologia!

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Imparariamo a sognare

Tutti i bambini sognano, e io non ero da meno.

Sognavo per esempio di diventare un supereroe come Goldrake, ma anche di diventare un astronomo e scoprire la vita extraterrestre.

Il primo sogno era una fantasia non realizzabile, il secondo si.
Il primo sogno serviva ad imparare a sognare, il secondo a capire cosa avrei potuto fare da grande, perché il progetto SETI era già realtà, e uno dei suoi più importanti sostenitori, il grande Carl Sagan, ne parlava in TV.
Il primo sogno serviva al bambino che ero, il secondo all’adulto del futuro.

Qualche sera fa ho partecipato ad un incontro per la costituzione di un circolo culturale nel mio paese. Erano presenti persone di tutte le età. Io ero nell’età “di mezzo”, ma c’era un ragazzo di 22 anni, esattamente la metà dei miei. La cosa che mi ha sorpreso di più è la sua disillusione, ma anche la sua dignità nel dire che sperava che quel circolo fosse per lui fonte di nuova speranza.

I temi proposti dall’ala più anziana e non condivisi da me per lui erano già sorpassati, ma era del tutto insopportabile l’atteggiamento nei confronti delle sue proposte, che pure a me parevano molto più concrete e significative: un paternalismo e una pietà che secondo me nascondevano solo paura.
Alla fine lui ha concluso così: “Se pensate che la mia generazione sia fatta da scemi poi non lamentatevi se lo diventiamo davvero. Il vostro compito non è quello di farci diventare delle vostre fotocopie, ma di insegnarci come andare alla ricerca della verità. Noi non vogliamo riscoprire quello che voi avete già scoperto, ma quello che rimane da scoprire. E a voi questo fa paura“.

Da parte mia l’ho ringraziato per la sua sincerità e gli ho detto, davanti a tutti, di continuare così. Ho sicuramente più da imparare da lui che dagli altri.

Poi in privato gli ho chiesto quanto il suo pensiero fosse rappresentativo di tutti i ragazzi della sua età. Lui mi ha risposto che la sua generazione purtroppo beve e fuma parecchio. E va già molto bene quando si ferma li. Gli ho domandato il perché. Mi ha risposto che il problema è che la maggior parte dei genitori dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni hanno insegnato ai figli che la vita è “fiction”, è solo finzione. Hanno insegnato loro che non è importante ciò in cui si crede, ma fare finta di crederci. E questo a lungo andare diventa insopportabile e ti spinge a cercare ogni modo per evadere.

I miei figli hanno 5 e 9 anni. La più grande ha cominciato già da tempo a distinguere tra sogni realizzabili e sogni non realizzabili. Sogna per esempio di avere da grande una fattoria con tanti animali, ma non sogna più di riuscire a parlare con gli animali, se non per gioco.

Ho l’impressione che l’errore madornale di tanti genitori, e questo lo dico anche per esperienza diretta, sia che invece di insegnare ai propri figli a sognare vogliano insegnare loro cosa sognare, magari delegando anche il compito ad altri.
Sicuramente fare i genitori in questo modo è più comodo, perché se insegni ai figli a sognare poi non sai quali sogni faranno.
E se vogliono diventare piloti di formula 1? “Ma no, piccolo, è uno sport troppo pericoloso! E’ meglio che impari a giocare a tennis.
E se vogliono diventare astronauti? “Ma no caro, saresti sempre lontano da casa. Meglio che diventi un insegnante di scuola, così siamo vicini vicini anche quando sei grande.

Purtroppo però quando soffochi la capacità di sognare soffochi anche la vita.

Io non sono in grado di verificare in che percentuale il problema emerso nel corso della serata riguardi la generazione dei ventenni, e quindi non posso ne’ voglio generalizzare. Vedo però parecchi ventenni già mezzi brilli alle 18.30 per avere trangugiato un bottiglione di vino a stomaco vuoto nel bar più alla moda del mio paese. Intendiamoci, una sbornia capitava anche a me e ai  miei amici di allora, quando avevamo 20 anni: ma erano eccezioni, trasgressioni e non l’abitudine.

Se c’è una cosa che devo riconoscere a mio padre è quella di avermi insegnato a coltivare i miei sogni. E’ grazie a questo che non ho avuto paura di studiare la fisica teorica: anche se sapevo che non ero un genio e che probabilmente non sarei diventato un ricercatore la fisica mi appassionava. E comunque le competenze informatiche acquisite in quegli anni di studio mi avrebbero consentito di cercarmi un lavoro, così come poi è in effetti avvenuto. 

Avere imparato a coltivare i miei sogni mi ha anche aiutato a superare la paura di sposarmi e di scegliere coscientemente di fare due figli.

Già, i miei due figli!
Per quanto mi riguarda mi sono ripromesso di non soffocare nemmeno il più piccolo dei loro sogni, ma mi accorgo che le parole contano poco. Conta invece tantissimo come mi comporto.

Un esempio.
Sto cercando in tutti i modi, oramai da due anni, di conquistare un posto di lavoro più adatto a me. I miei figli vedono quanto lo sogno e fanno il tifo per me, ma l’effetto secondario è che sono attentissimi a come mi comporto e a come reagisco.
In questa vicenda ci sono stati molti alti e bassi, ma ho scoperto che per loro l’importante è che io non molli anche quando le cose non vanno come devono. Insomma: per loro non sono invincibile perché vinco sempre, ma perché anche quando perdo non sono “vinto”. Forse è la differenza che c’è tra un eroe e un supereroe …
Spero davvero di ottenere il nuovo lavoro, ma più importante ancora è insegnare ai miei figli che  “ormai che ho imparato a sognare non smetterò“. Perché anche loro non smettano mai di sognare una vita più bella e costruiscano un mondo migliore di quello che gli stiamo dando in mano noi.

Figlia mia, sei proprio cresciuta …

La poesia dell'amicizia

La poesia dell’amicizia

Quando, a nove anni e mezzo, si appendono nella propria camera “massime” come queste prima un genitore rimane a bocca aperta, poi rischia di piangere di gioia, poi pensa che è fortunato e magari … che è anche stato bravo, no?

Il sonno della ragione genera mostri

Il sonno della ragione genera mostri

Diario di un infortunato temporaneo – Prima parte

Infortunio

Infortunio

Questo post è stato scritto con la mano sinistra, anche se non sono “mancino”: domenica sera, 2 febbraio, mi sono rotto il dito mignolo della mano destra. Risultato: un mese di gesso fino a metà dell’avambraccio destro, quindi mano destra quasi inutilizzabile, un mese di riposo a casa dal lavoro.

Le considerazioni che seguono provengono dalla mia esperienza e spero possano servire a chi ha avuto e purtroppo avrà esperienze simili alla mia, non gravi me nemmeno simpatiche.

  1. Le prime 24 ore sono le più difficili. Siete arrabbiati, sicuramente avete dolore e probabilmente non siete riusciti a dormire. Cercate di lasciarle passare distraendovi il più possibile e non traete conclusioni affrettate: avete appena preso un gol, ma la partita non è finita.
  2. Se, come me, vi ostinate a pensare che con un po’ di attenzione tutto questo non sarebbe successo, prima cercate di perdonarvi: nessuno è infallibile. Anche Gigi Buffon ha preso qualche “gollonzo”, eppure ha vinto i campionati del mondo del 2006.
  3. Non potete usare la mano destra come vorreste, ma … c’è sempre la sinistra! E il resto del corpo funziona ancora. Quindi fate tutto quello che vi sentite di fare, usando prudenza, ma senza sentirvi prossimi alla fine del mondo. E’ sorprendente la quantità di cose che si possono ancora fare (senza strafare!).
  4. (Re)Imparare a lavarsi i denti con la mano sinistra richiede tempo: inutile arrabbiarsi. Siate pazienti anzitutto con voi stessi: la fretta è inutile e dannosa, perché provoca arrabbiature, frustrazioni e a volte anche ulteriori infortuni. Rallentate: nessuno vi corre dietro! Ed essere tolleranti con voi stessi vi insegnerà ad esserlo anche con gli altri.
  5. Un piccolo infortunio non vi trasforma magicamente nell’Imperatore del Pianeta Terra e chi vi sta’ attorno non diventa improvvisamente vostro suddito. Ma se qualcuno si offre di aiutarvi con cuore sincero, perché respingerlo? Mettete da parte il vostro orgoglio e siate umili: a volte è più difficile “lasciarsi amare” che amare. E questa potrebbe essere l’occasione giusta per annullare certe distanze che si erano create per ragioni che magari avete già dimenticato.

Fine della prima parte e saluti dalla mano sinistra ormai esausta.

Inferno, prima classe, andata e ritorno

Divina Commedia - inferno

Divina Commedia – inferno

Mio figlio, cinque anni, ha appena chiuso gli occhi e dorme tranquillo e sereno. Mia figlia, più grande, sta per addormentarsi.

Cinque giorni fa il cucciolo si è distrutto un incisivo nel tentativo di imitare Spiderman, poi ha rimediato un edema all’occhio destro probabilmente in uno scontro all’ultimo sangue contro l’incredibile Hulk.

Io sto rischiando l’antibiotico per un mal di gola e la tuta da supereroe l’ho persa da anni.

E siccome non c’è il tre senza il quattro (ma non era il due senza il tre?) mentre sto dicendo a me stesso “Finalmente domani è venerdì!” ricevo una di quelle telefonate che non vorresti mai ricevere: è mio papà, 73 anni. “Puoi venire subito? Non mi reggo in piedi”.

Il tempo di indossare la tuta (quella da ginnastica, non quella da supereroe …) e gli sto provando la pressione.
Max a 160, minima a 110. Non va bene.
Lui ragiona in modo lucido, ma non riesce ad afferrare bene gli oggetti e ogni movimento è difficoltoso.
Prova ad alzarsi dalla sedia, ma barcolla paurosamente.
“Maledizione, sembra ictus o ischemia”, penso tra me e me.

Chiamo subito la guardia medica (GM) e gli riferisco tutto.
GM: Potrebbe essere un ictus
IO: Ma va … (penso)
GM: Chiami subito il 118
IO: Ma non viene a visitarlo?
GM: No, è inutile.
IO: Non è certo l’ottimismo in persona (penso)
GM: Lo chiama lei il 118 o lo chiamo io?
IO: Ci penso io, grazie.

Nel frattempo è arrivata mia sorella, prepara la borsa per l’ospedale sperando che non serva, ma ci crede poco.
Proviamo a consolare il papy, disperato come Superman dopo il contatto con la kryptonite, e partiamo in ambulanza.
Sarà un viaggio verso l’inferno?

Entriamo con l’ambulanza nel pronto soccorso di un ospedale vicino, di piccole dimensioni.
Siamo un po’ preoccupati.
Saranno competenti i medici? Gli faranno tutto quello che c’è da fare?
E lui reggerà psicologicamente? Sua moglie, mia mamma, non c’è più da quasi 40 anni.
Lui vive da solo, anche se contornato da figli e nipoti.

Poi scopriamo che il viaggio, destinazione a parte, è in prima classe: medici ed infermieri semplicemente perfetti.
La TAC esclude ictus e ischemie, gli altri esami sono a posto, sembra sia stato solo uno sbalzo di pressione.
OK, non hai vinto lo scudetto, ma non sei neanche retrocesso!
Dopo qualche cura il vecchietto torna il solito “giovincello” rompiballe di 73 anni.

Hey Tu, lassù in alto o dovunque tu sia, grazie per il biglietto di ritorno!
La sola andata sarà per la prossima volta …

A tutti i figli del mondo

Alle mie figlie

Lettera di Luca Parmitano alle sue figlie. Vorrei averla scritta io.

Alieni nostrani

Luca Parmitano - Immagine del sito INAF

Luca Parmitano – Immagine del sito INAF

Glossario: INAF = Istituto Nazionale di AstroFisica

L’astronauta siciliano Luca Parmitano ha raccontato per la prima volta in Italia, presso l’Agenzia Spaziale Italiana, la sua esperienza sulla Stazione spaziale internazionale: dal lancio lo scorso maggio all’incidente della seconda EVA, dagli esperimenti scientifici alla passione per la fotografia.

[…]

Emozionato ha ricordato, davanti a un centinaio di bambini estasiati: “Con i miei occhi ho visto tutto l’universo e dall’altra parte la Terra, quel pianeta sul quale sceglierei di vivere anche se fossi un alieno e venissi da anni e anni di viaggi tra le stelle”.

Questo testo, tratto da questo splendido articolo INAF, ci mostra ancora una volta la grandezza di Luca Parmitano, quasi un alieno di fronte a chi invece, purtroppo, dice stupidaggini come quelle che potete leggere in questo altro articolo INAF.

Breve riassunto.

  • La Camera dei Rappresentanti USA, a maggioranza repubblicana, convoca tre scienziati per parlare di ricerca della vita extraterrestre.
  • Reazione dei repubblicani: “Credete ci sia vita là fuori? E che ci stiano studiando? E cosa pensano di New York?” il tutto accompagnato da risate.
  • Reazione dei democratici: “Discutere della ricerca di vita extraterrestre è uno spreco di tempo, considerando tutti i problemi più pressanti su cui il governo dovrebbe concentrarsi”.

Peccato che scoprire se esista la vita extraterrestre non sia solo una bizzarra curiosità di qualche scienziato, ma un’idea che fa sognare qualunque bambino (e anche parecchi adulti) di fronte a un cielo pieno di stelle. Cercare vita nello spazio non è solo scienza: è anche poesia. E’ coltivare sogni e speranza, perché ci fa capire chi siamo.

Dice una canzone dei Nomadi: “Su da bravi adesso tutti in fila, facciamoci cambiare la batteria che a curare l’arte e la poesia, Beh! ci pensa lo psicanalista e sia! Io voglio solo che arrivi sangue al cuore …”

Meno male che ci sono i Luca Parmitano, gli alieni nostrani che ci ridanno il coraggio per credere nell’homo sapiens!