Downshifting eseguito

Simone Perotti - Adesso basta

Simone Perotti – Adesso basta

Adesso posso dirlo: ce l’ho fatta, ho cambiato lavoro dopo 17 anni.

Avevo una posizione lavorativa carica di responsabilità tipiche di un livello quadro se non di un dirigente. E io non ero ne’ l’uno ne’ l’altro.

Ero il classico capro espiatorio, quello che i tuoi successi sono solo quelli degli altri, mentre i demeriti sono sempre i tuoi.

Dopo tre anni di promesse non mantenute, di prese per i fondelli e di proteste sempre più pressanti da parte mia, ho dato seguito alle minacce: ho chiesto un trasferimento in un altro ufficio.

“Ma come! Non vorrai ricominciare da capo dopo 17 anni?”

Così mi dicevano i miei colleghi più stretti, decisamente stupiti, ma anche incuriositi.

Così mi dicevano, con un po’ di scherno, il mio capo diretto e il direttore generale.

Ci sono voluti più di dieci mesi di lotte, confronti a muso duro e minacce velate, ma alla fine ce l’ho fatta: adesso sono in un posto più tranquillo, dove faccio un lavoro decisamente adatto al mio livello. Intendiamoci: non ho tempo per cazzeggiare, ma l’ambiente è rilassato, famigliare e collaborativo, privo di quello spirito di eccessiva competizione che alla fine ti spingeva allo scontro invece che al confronto.

Dal punto di vista economico al peggio prenderò qualche centinaio di euro in meno in un anno, assolutamente non fondamentali, che verranno tutti recuperati in salute e serenità.

Sapevo di poter dichiarare guerra ai grandi capi correndo un rischio minimo: lasciarmi a casa avrebbe voluto dire lasciare scoperta una posizione nevralgica e avrebbe mandato in tilt l’intero ufficio in cui lavoravo. Quando hanno capito che facevo sul serio hanno ritenuto fosse meglio cercare il dialogo per cercare una soluzione insieme: un passaggio di consegne in cambio di una promessa scritta. E così è andata.

Chi è arrivato al mio posto si è preso in carico solo il lavoro più ordinario, mentre tutte le responsabilità aggiuntive sono finite nelle mani di un livello “quadro”, che prima era il mio capo diretto. Ed è giusto così.

Non solo: la mia scelta e la mia “vittoria” hanno dato coraggio ad altri colleghi.

Rivolgo pubblicamente un grazie colossale a chi ha ispirato la mia scelta: Simone Perotti.

La scelta di Simone è gigantesca confronto alla mia: lui si è licenziato, io mi sono solo trasferito.

Entrambe però sono scelte di downshifting: più tempo per te stesso (e nel mio caso per la famiglia) e tanta tanta serenità in più.

Storia di Marco e di chi lo ha aiutato

Storia di Marco e di chi lo ha aiutato

Ecco, io prima di qualsiasi cosa, di qualsiasi discussione, di qualsiasi provvedimento sociale, politico ed economico, farei di tutto perché i nostri simili più deboli e fragili non siano mai lasciati soli, siano assistiti a tutti i costi, siano fatti sacrifici per loro, ma che non siano mai abbandonati, mai isolati.
Mai.
“Perché è la vita, non la morte, a non avere confini” (G. Marquez)

Citazione dall’articolo

Teletrasporto!

Teletrasporto!

Come Star Trek (dal sito media.inaf.it)

Lezione di ieri: ciò che non desideri accada potrebbe essere una delle cose più belle che ti possa succedere.

Come dall’energia del caos è possibile ricavare il logos che non ti aspetti. Grazie a chi ha avuto la bontà di raccontare la serata!

Suoni e Passioni

Un po’ di fatti miei.

Tra i lavori che faccio per il comune dove lavoro c’è anche quello di organizzare eventi. Attenzione al denaro dei cittadini e qualità le cose più importanti. Mesi di organizzazione, speranze, desideri, passioni. Prepariamo 10 giorni di spettacoli. Un occhio tutti i giorni al meteo perché l’iniziativa è tutta all’aperto. Ieri il primo concerto: Eugenio Finardi. Tutto il giorno un caldo torrido. Ma le previsioni dicono temporale sicuro a partire dalle 21.00. Noi imploriamo le nuvole di andare via, di girarci intorno. Arriva Eugenio. Seduto con me c’è Mauro Spina (amico di cui ho già raccontato) che suonava la batteria nei Crisalide, la band dei primi dischi di Finardi. Non si vedono da anni. Si abbracciano. Finardi lo invita a suonare due pezzi con lui per il gran finale: Musica Ribelle e Extraterrestre. Fanno il check. C’è ancora il sole. Alle 21.00 tutti pronti e…

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Ex voto

Bellissimo racconto. Proprio tre giorni fa mio papà è stato operato all’anca e sta già gridando al “miracolo” del medico che l’ha operato. Coincidenza perfetta, tanti complimenti all’autore e un brindisi virtuale a mio papà e allo staff medico/infermieristico che lo sta curando.

Briciolanellatte Weblog

GaltellìIl dolore all’anca si stava riacutizzando. Ogni tanto una fitta lancinante lo scuoteva violentemente tanto da dover decelerare per non correre il rischio di perdere il controllo del mezzo. Arturo si rimproverò di aver dimenticato gli antidolorifici a casa: ma come poteva immaginare che il disturbo, dopo tanti giorni, sarebbe tornato? No, non avrebbe resistito a lungo. E dire che quella sarebbe stata anche una giornata di lavoro molto impegnativa… un bel guaio, pensò.
Al primo casello autostradale, uscì. Aveva bisogno di una farmacia. E la strada subito precipitò giù tra i fianchi stretti di una collina che pareva aprirsi all’ultimo momento al suo passaggio. Dopo una curva a gomito fu abbagliato dalla lucentezza del mare che dal verde azzurro della costa prendeva il blu cupo del cielo man mano che cercava di raggiungere vanamente l’orizzonte. Fece ancora alcune curve, da ottovolante, per poi ritrovarsi lungo un viale alberato che, senza altre deviazioni, lo…

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