Il compleanno, un nuovo lavoro, un cespuglio in briciole e il lasciapassare “A38”

Sono le 5.50 e la sveglia suona all’impazzata: so che quella stronza se la gode a vedere me che sobbalzo nel letto, perché sa benissimo che di solito mi sveglio un’ora dopo; ma pare che se insulti una sveglia in questo universo ti rinchiudano in manicomio, quindi la spengo con calma, cercando di non svegliare nessuno.

Il programma della mia giornata prevede:

  • un paio d’ore in ospedale con mio padre, che a breve si dovrà operare, per tutte le visite preventive;
  • una giornata di lavoro in quella che sarà la mia nuova sede lavorativa da inizio giugno;
  • qualcosa che al momento non mi viene in mente, ma che sicuramente mi ricorderò fuori tempo utile.

Inforco vestiti e scarpe mentre sto ancora sognando di dormire, mi preparo un caffè, ingurgito un paio di biscotti e mi dirigo verso l’automobile, sulla quale trovo già mio papà (che probabilmente ci ha dormito su per paura che non suonasse la sveglia) che stringe con entrambe le mani tutta la sua storia clinica di 70 e più anni accatastata in una borsa di plastica che quando la muovi fa un casino bestiale.

Io: “Babbo, scusa ma non hai una banale carpetta?”
Papy: “Anni fa ce l’avevo, ma chissà dov’è finita”.

L’appuntamento in ospedale è per le 7.30, ma ovviamente arriviamo mezzora prima, perché “non si sa mai che chiamino prima …”.

Capiamo subito che le visite non saranno solo 2, ma almeno 6: probabilmente per operarlo devono verificare anche se possiede sangue alieno. Minimo minimo ci perdo tutta la mattinata. Arriverò subito in ritardo sul nuovo posto di lavoro, bell’inizio.

L’iter degli esami è decisamente complicato: si comincia dall’ufficio pre-ricoveri al piano terra, poi porta 4 nel corridoio a sinistra, quindi si esce verso i poliambulatori, sportello 9/10, quindi seconda stella a destra nella costellazione della corona boreale …

Il mio vecchio non corre veloce, ma dato il casino che fa la borsina di plastica almeno non corro il rischio di perderlo per strada.

Mentre cerco di districarmi nel labirinto mi arrivano una sfilza di sms che evito accuratamente di leggere perché ho già abbastanza da fare. Saranno i miei nuovi colleghi che reclamano la mia presenza o quelli vecchi che dopo soli 10 mesi in cui sanno che me ne andrò si sono improvvisamente resi conto che senza di me sarà complicato? Preferisco non saperlo.

Con un po’ di pazienza, una decina di caffè al ginseng (benedette macchinette …) e alcuni trucchi machiavellici l’impresa viene portata a termine; avete presente Asterix e Obelix quando cercano il lasciapassare A38? Beh, più o meno è andata così.

Finalmente riaccompagno a casa il mio vecchio, che sembra più in forma che mai. All’alba delle 11.30 mi decido a leggere la sfilza di sms: scopro che non riguardano il lavoro, ma … il mio compleanno! Orco mondo, ma se di solito si ricorda di farmi gli auguri solo mia moglie! Comunque è bello riscoprire che sei nel cuore di tante persone.

Il pomeriggio nella mia futura sede di lavoro trascorre tranquillo e alle 17.30 decido di tornare a casa.
Mentre torno a casa mia moglie mi ricorda che il figlio più piccolo è da un suo amico e quindi devo recuperarlo alle 18. Di solito quando la peste è dai suoi amici poi è di buon umore; sarà così anche stavolta? Data la giornata complicata nutro qualche preoccupazione …

Arrivo dal mio pargolino mentre sta praticando insieme agli amici un’attività sportiva non identificabile, che comprende l’utilizzo di palloni da calcio, basket, rugby, rami divelti da una siepe e malcapitati insetti.
Decido di non approfondire la questione e di presentarmi a lui con un sorriso smagliante.
In tutta risposta la peste

  • prima mi guarda in modo truce;
  • poi sfodera una pallonata che schivo per un nonnulla (per la cronaca il pallone finisce in strada e per poco non centra in pieno una malcapitata nonnina in bicicletta);
  • infine corre a nascondersi in un cespuglio frantumandone almeno la metà del fogliame.

Io: “Tato, cosa c’è, non ti sei divertito?”
La peste dal cespuglio: “Vai via, abbiamo appena cominciato a giocare!”
Io: “Tato, guarda che sei qui a giocare da 2 ore e 1/2! E prima avevi giocato con i tuoi amici anche all’asilo. Non hai voglia di tornare a casa?”
Lo sguardo della peste emerge dal cespuglio e urla un semplice ma efficacissimo “NOOOOOOOOOOOOO!”
Poi si ritira nuovamente nel cespuglio incenerendo il poco fogliame residuo.
Mi rivolgo alla mamma del suo amico, che mi sta guardando in cagnesco, probabilmente perché dovrà comperarsi un cespuglio nuovo: “Qualcosa oggi è andato storto?”
Lei, compatendomi e abbozzando un sorriso: “No no, tutto bene. Ma adesso dovrei tornare in casa …”

In qualche modo recupero il pupo, lo carico a forza in auto, chiamo il giardiniere per recuperare quel che resta del cespuglio e finalmente mi dirigo verso casa.
Entrato in casa mi stravacco sul divano, forse gli esami medici dovrei farli anch’io …

Dopo un po’ arriva anche mia moglie: “Ciao amore, auguri! Tutto bene oggi?”
Io: “Grazie per gli auguri amore. Per il resto hai una domanda di riserva?”

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Info Incontro al domani
Moglie e 2 figli che adoro. Un lavoro comune dietro una scrivania, di responsabilità ma non troppo. Cattolico “di frontiera”. Leggo con passione Carlo Maria Martini e Vito Mancuso. Non mi piacciono miracolismi e i complottismi. Seguo il CICAP e Paolo Attivissimo. Ammiro chi ha avuto il coraggio di cambiare vita per darle un senso, per esempio Simone Perotti. Sono un astrofilo da sempre e trovo bellissimo il cielo stellato.

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