Che film la vita

1982, avevo 12 anni. Al ritorno dalle scuole medie ascoltavo alla radio la “Hit Parade” dei “45 giri” più venduti della settimana.

Ricordo benissimo che al primo posto per qualche settimana rimase “Avrai”, di Claudio Baglioni, canzone dedicata al figlio nato da poco.

Quella canzone mi è rimasta nel cuore, l’ho cantata a squarciagola ad un concerto di Baglioni nel 1992 (avevo 22 anni) ma mai avrei immaginato che il 29 marzo 2014 l’avrei cantata in un altro concerto di Baglioni insieme a mia figlia, 9 anni.

A volte la vita va molto oltre la fantasia!

Baglioni, Con Voi tour, Bologna Casalecchio, 29 marzo 2014

Baglioni, Con Voi tour, Bologna Casalecchio, 29 marzo 2014

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In riva al mare

In riva al mare

In riva al mare

Essere in riva al mare, brezza tiepida, mentre leggo un buon libro e ascolto il rumore lento e rilassante delle onde

Tornare ad Hallstatt

Hallstatt

Hallstatt

Dormire

Essere a casa a dormire sul divano, godendomi il rumore della pioggia. Invece sono in ufficio.

Una vita da mediano

La mia vita

una vita da mediano
a recuperar palloni

quando sono già pronto per andare al lavoro, scopro che mio figlio ha la febbre e devo stare a casa a curarlo
quando muore la batteria dell’auto di mio padre e devo occuparmene io, perché lui non sa da che parte cominciare
quando vorrei tanto avere 10 minuti per me, ma devo tagliare l’erba in giardino, perché domani piove

nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni

quando sognavo di diventare astronomo, ma sono diventato un informatico
quando sognavo di fare il divulgatore scientifico, e invece devo studiare la normativa sul web
quando sognavo di scrivere un libro, e invece scrivo pensieri su questo blog

con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi

quando mi alzo da sempre per primo al mattino, alle 6.30, a preparare la colazione per tutti
quando carico io la lavastoviglie, perché solo io so come si usa
quando quel lavoro è solo mio, perché lo faccio da 16 anni, e “non serve” coinvolgere altri

sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì

e quando faccio tutto quanto anche con la mano destra ingessata, perché altrimenti chi lo fa?

una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco

quando faccio io il lavoro sporco, ma poi a goderne i risultati è qualcun altro, stronzo per giunta

una vita da mediano
che natura non ti ha dato
ne’ lo spunto della punta
ne’ del 10 che peccato

quando mi sono laureato in fisica con lode, ma in 6 anni e non in 4 come i due amici che studiavano con me
e che adesso infatti sono professori ordinari (all’estero ovviamente)

una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto

quando mi hanno detto che se volevo andarmene, dopo 16 anni e 1/2 di onorato servizio e dopo centinaia di attestati di stima (tutti gratis ovviamente)
non c’erano problemi, mentre fino al giorno prima ero insostituibile

una vita da mediano
lavorando come Oriali
anni di fatica e botte e
vinci casomai i mondiali

magari; per ora se ho vinto qualcosa non me ne sono accorto

sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì

 

Imparariamo a sognare

Tutti i bambini sognano, e io non ero da meno.

Sognavo per esempio di diventare un supereroe come Goldrake, ma anche di diventare un astronomo e scoprire la vita extraterrestre.

Il primo sogno era una fantasia non realizzabile, il secondo si.
Il primo sogno serviva ad imparare a sognare, il secondo a capire cosa avrei potuto fare da grande, perché il progetto SETI era già realtà, e uno dei suoi più importanti sostenitori, il grande Carl Sagan, ne parlava in TV.
Il primo sogno serviva al bambino che ero, il secondo all’adulto del futuro.

Qualche sera fa ho partecipato ad un incontro per la costituzione di un circolo culturale nel mio paese. Erano presenti persone di tutte le età. Io ero nell’età “di mezzo”, ma c’era un ragazzo di 22 anni, esattamente la metà dei miei. La cosa che mi ha sorpreso di più è la sua disillusione, ma anche la sua dignità nel dire che sperava che quel circolo fosse per lui fonte di nuova speranza.

I temi proposti dall’ala più anziana e non condivisi da me per lui erano già sorpassati, ma era del tutto insopportabile l’atteggiamento nei confronti delle sue proposte, che pure a me parevano molto più concrete e significative: un paternalismo e una pietà che secondo me nascondevano solo paura.
Alla fine lui ha concluso così: “Se pensate che la mia generazione sia fatta da scemi poi non lamentatevi se lo diventiamo davvero. Il vostro compito non è quello di farci diventare delle vostre fotocopie, ma di insegnarci come andare alla ricerca della verità. Noi non vogliamo riscoprire quello che voi avete già scoperto, ma quello che rimane da scoprire. E a voi questo fa paura“.

Da parte mia l’ho ringraziato per la sua sincerità e gli ho detto, davanti a tutti, di continuare così. Ho sicuramente più da imparare da lui che dagli altri.

Poi in privato gli ho chiesto quanto il suo pensiero fosse rappresentativo di tutti i ragazzi della sua età. Lui mi ha risposto che la sua generazione purtroppo beve e fuma parecchio. E va già molto bene quando si ferma li. Gli ho domandato il perché. Mi ha risposto che il problema è che la maggior parte dei genitori dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni hanno insegnato ai figli che la vita è “fiction”, è solo finzione. Hanno insegnato loro che non è importante ciò in cui si crede, ma fare finta di crederci. E questo a lungo andare diventa insopportabile e ti spinge a cercare ogni modo per evadere.

I miei figli hanno 5 e 9 anni. La più grande ha cominciato già da tempo a distinguere tra sogni realizzabili e sogni non realizzabili. Sogna per esempio di avere da grande una fattoria con tanti animali, ma non sogna più di riuscire a parlare con gli animali, se non per gioco.

Ho l’impressione che l’errore madornale di tanti genitori, e questo lo dico anche per esperienza diretta, sia che invece di insegnare ai propri figli a sognare vogliano insegnare loro cosa sognare, magari delegando anche il compito ad altri.
Sicuramente fare i genitori in questo modo è più comodo, perché se insegni ai figli a sognare poi non sai quali sogni faranno.
E se vogliono diventare piloti di formula 1? “Ma no, piccolo, è uno sport troppo pericoloso! E’ meglio che impari a giocare a tennis.
E se vogliono diventare astronauti? “Ma no caro, saresti sempre lontano da casa. Meglio che diventi un insegnante di scuola, così siamo vicini vicini anche quando sei grande.

Purtroppo però quando soffochi la capacità di sognare soffochi anche la vita.

Io non sono in grado di verificare in che percentuale il problema emerso nel corso della serata riguardi la generazione dei ventenni, e quindi non posso ne’ voglio generalizzare. Vedo però parecchi ventenni già mezzi brilli alle 18.30 per avere trangugiato un bottiglione di vino a stomaco vuoto nel bar più alla moda del mio paese. Intendiamoci, una sbornia capitava anche a me e ai  miei amici di allora, quando avevamo 20 anni: ma erano eccezioni, trasgressioni e non l’abitudine.

Se c’è una cosa che devo riconoscere a mio padre è quella di avermi insegnato a coltivare i miei sogni. E’ grazie a questo che non ho avuto paura di studiare la fisica teorica: anche se sapevo che non ero un genio e che probabilmente non sarei diventato un ricercatore la fisica mi appassionava. E comunque le competenze informatiche acquisite in quegli anni di studio mi avrebbero consentito di cercarmi un lavoro, così come poi è in effetti avvenuto. 

Avere imparato a coltivare i miei sogni mi ha anche aiutato a superare la paura di sposarmi e di scegliere coscientemente di fare due figli.

Già, i miei due figli!
Per quanto mi riguarda mi sono ripromesso di non soffocare nemmeno il più piccolo dei loro sogni, ma mi accorgo che le parole contano poco. Conta invece tantissimo come mi comporto.

Un esempio.
Sto cercando in tutti i modi, oramai da due anni, di conquistare un posto di lavoro più adatto a me. I miei figli vedono quanto lo sogno e fanno il tifo per me, ma l’effetto secondario è che sono attentissimi a come mi comporto e a come reagisco.
In questa vicenda ci sono stati molti alti e bassi, ma ho scoperto che per loro l’importante è che io non molli anche quando le cose non vanno come devono. Insomma: per loro non sono invincibile perché vinco sempre, ma perché anche quando perdo non sono “vinto”. Forse è la differenza che c’è tra un eroe e un supereroe …
Spero davvero di ottenere il nuovo lavoro, ma più importante ancora è insegnare ai miei figli che  “ormai che ho imparato a sognare non smetterò“. Perché anche loro non smettano mai di sognare una vita più bella e costruiscano un mondo migliore di quello che gli stiamo dando in mano noi.

La grande bellezza

Oscar

Oscar

E’ una giornata come tante altre. Io e mia moglie al lavoro, mia figlia a scuola e mio figlio all’asilo.

Già, mio figlio, il cucciolo di famiglia, 5 anni compiuti da poco e un caratterino di quelli che ti raccomando, sempre pronto a scherzi piccoli e grandi. Un sorriso che ti conquista, tutto sua madre, ma anche una vitalità da sette camicie al giorno, a testa, per papà e mamma, tutte zuppe di sudore.

Oggi però per i genitori è giornata di relax al lavoro (si fa per dire): c’è la nonna che recupera il cucciolo all’asilo, trovando una sorpresa. Si tratta di un disegno che li ritrae insieme al parco, in una giornata di sole; sul retro c’è una frase, dettata dal cucciolo alla maestra:

Per la nonna
Grazie perché oggi stai con me e mi vuoi bene

Se non è questa la grande bellezza …