C’è bisogno di bellezza

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C’è bisogno di bellezza.

Me ne accorgo dentro di me: a volte basta una bella canzone per calmarmi la rabbia.

Me ne accorgo in ufficio o in famiglia: spesso basta un sorriso per sciogliere le tensioni.

Me ne sono accorto quando ho inviato agli amici una foto del passaggio di Venere sul Sole: tutti mi risposero entusiasti.

Non posso che ringraziare Vito Mancuso per questa verità che dentro di me già sapevo, ma che avevo dimenticato o nella quale non credevo più.

Grazie alla bellezza della mia vita e alle persone che mi amano, che sono la bellezza senza la quale non riuscirei a cogliere il bello in tutto il resto.

Questo dovrebbe essere il compito di ogni uomo: trasmettere il bello.
Ce la faremo? Domanda sbagliata: devo farcela anzitutto io.

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Lo Spirito è l’emozione dell’intelligenza

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Liberamente tratto da “L’anima e il suo destino (Vito Mancuso) capitoli 22 e 23 

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in suono e produce la musiche immortale dei Pink Floyd.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in colore e produce i cieli stellati e i campi maturi di Van Gogh.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per l’ordine e la simmetria del mondo che si trasferisce in ricerca scientifica e che fece parlare Einstein (ed io con lui!) di “ammirazione estasiata delle leggi della natura”.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza che si trasferisce in filosofia e in meditazione e che produce la perfetta giustizia che traspare dalle letture di Vito Mancuso o del Card. Carlo Maria Martini.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza per il senso di fratellanza e di unità del genere umano che si trasferisce nella religione e genera la formula universale della regola d’oro.

Lo spirito è l’emozione dell’intelligenza di fronte alla bellezza e all’armonia dell’essere, l’emozione di vederla nei sorrisi della mia amata, nella serenità dei miei figli mentre dormono e nella loro spensieratezza mentre giocano, l’emozione di esserne parte e di poterla riprodurre mediante il proprio lavoro.

Il più grande lavoro che ogni essere umano è chiamato a fare consiste nell’orientamento del suo spirito verso il bene, verso la luce della giustizia, dell’ordine, della simmetria, la stessa luce, la stessa sapienza, che è all’origine del mondo. Questa è l’eternità, in cui già qui e ora si può entrare e dove, una volta entrati, non si esce più.

Ci arriverò anch’io? Sono ancora lontano.
Però sono in viaggio …

Rinascere nello Spirito

Mi sembrava la prima volta quella mattina di oltre un anno fa: la lettura del Vangelo di San Giovanni al Cap. 15, “La vite e i tralci”.

E Gesù che non era più solo un personaggio storico, ma Gesù visto come Dio personale espressione del Dio impersonale che ha creato tutto (i teologi e i filosofi pare che lo chiamino Logos).

Gesù come principio dell’ordine che si sviluppa nella natura apparentemente contro l’entropia anche se le leggi della fisica non vengono violate, ma Gesù anche principio dell’ordine spirituale dentro di me: se perdo il suo riferimento svanisco nel nulla, sono un tralcio che non ha più linfa.

Improvvisamente la parola di Dio riprendeva vita.

Improvvisamente avevo riscoperto tutto quello che probabilmente già sapevo, ma che non capivo più, che non riconoscevo più: da giovane, tra i 15 e i 20 anni avevo già capito che il Vangelo, magnificamente spiegato dal card. Martini, che la mia musica preferita, che le stelle, le MIE stelle davanti alle quali mi sono commosso più volte per la loro bellezza, erano espressione di un unico grande principio: la bellezza-ordine-verità magnificamente descritta da Vito Mancuso nei suoi libri.

Era tutto attraente perché espressione di bellezza; perché espressione di un ordine che vinceva il degrado, e la bellezza-ordine era verità.

Ma questo messaggio negli anni si era perso perché non sapevo più come spiegarlo; perché a furia di correre per le tante cose da fare non riuscivo più a fermarmi a pensare e a cercare la pace dentro di me.

Poi sono arrivati gli studi e la laurea.

Poi l’amore, non più quello ideale, sognato, non più quello dell’innamoramento iniziale in cui tutto è bello e non fai fatica, ma quello vero, associato alla volontà, con una donna che è diventata mia moglie e che non era più un sogno agognato. Quel rapporto che se lo vuoi tenere vivo è bellissimo, ma devi mettercela tutta.

Poi sono arrivati i miei 2 bellissimi figli e con loro il mestiere più difficile del mondo, quello di genitori.

E nel mezzo tante esperienze oscure, di malattia e morte dei famigliari.

E tanti perché senza risposta, ma che non mi hanno mai tolto del tutto la serenità.

Erano piuttosto le “perdite di tempo” che mi toglievano la serenità, il tempo dedicato a cose inutili, perché la vita è troppo bella per essere sprecata.

Adesso e da quella mattina mi sembra di vedere la luce. Improvvisamente mi sembra di ritrovare il filo che avevo perso. E questo lo devo ad una persona che non conosco da vicino, ma che ha avuto il coraggio di rivelare il suo pensiero nei suoi libri, senza ritenerlo inutile: Vito Mancuso. Discepolo ed estimatore (non a caso!) del mio padre spirituale nei cieli della pace, il card. Martini.

Spero di avere il coraggio di fare altrettanto anch’io, ma prima ho bisogno di fare ancora chiarezza, di approfondire, di meditare/pregare, ma in modo nuovo; sapendo che meditazione e preghiera non sono un’astrazione dal mondo, ma esattamente il contrario: entrare in armonia con il creato, perché espressione e scoperta dello stesso Dio.

Buon viaggio a Vito che è già molto avanti e buon viaggio anche a me.

Guarda in alto!

Luca Parmitano (immagine tratta dal suo blog)

Luca Parmitano (immagine tratta dal suo blog)

In questi giorni ha avuto molto successo questo articolo, postato dall’astronauta italiano Luca Parmitano, in orbita sulla Stazione spaziale internazionale ed autore di due “passeggiate spaziali”, la seconda delle quali poteva avere esiti drammatici.

Il post è un racconto appassionante e drammatico nello stesso tempo della sua esperienza.

Non so se qualcuno di voi ha mai avuto occasione di osservare i passaggi della stazione spaziale: alcuni di questi passaggi sono meravigliosamente visibili ad occhio nudo, al punto che vengono scambiati facilmente per UFO.

Uno dei commenti dell’articolo racconta dell’osservazione di uno di questi passaggi, dell’entusiasmo che tre bambini (il più piccolo non ha ancora 3 anni) hanno sperimentato, e del saluto che hanno inviato a Luca.

Credo che sia un esempio perfetto del fatto che dovremmo guardare in alto, molto oltre lo spread, l’IMU o il campionato di calcio: se c’è una cosa che traspare dal racconto di Luca è l’entusiasmo e la voglia di una prossima “EVA” (passeggiata spaziale). E’ incoscienza? Io credo di no, è semplicemente voglia di bellezza.

Le persone come Luca sembrano fatte apposta per ricordarci che il nostro destino può essere infinitamente migliore di quello che sembra, basta volerlo, e pazienza se la vita rischia di essere più corta: l’importante è che sia più bella e piena di amore.

Ricordate il “Discorso all’umanità” del film “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin?

Guardiamo in alto: e grazie a Luca per questo articolo che ce lo ricorda!

Sono fragile, dunque SONO

Prima o poi, bisogna sapersi spogliare di tutte (troppe) le difese che uno ha imparato a mettere fra sé e gli altri, fra sé e la vita. Andare avanti con la pretesa di non rimettersi in discussione è una forma di suicidio convenzionale, di inganno universale. Perché l’uomo sicuro di sé è solo un povero illuso che sta sprecando i migliori anni della propria vita ad avere ragione, a badare che tutto sia sotto controllo. La vita sta da un’altra parte. Sgorga in mezzo a coloro che non hanno trovato risposta alle loro domande esistenziali. In mezzo ai naufraghi dell’amore, ai superstiti del tradimento, agli innocenti delle carneficine. Bagna di dolce luce i feriti della speranza, che cercano di salvare almeno il ricordo dell’emozione che li ha portati fino all’abisso. Riscalda i sopravvissuti del sogno infranto, coccola le vittime del gelo interno, i reduci della delusione per quanto poca cosa, alla fin dei conti, sia la realtà. Accompagna i disperati, gli abbandonati, i dimenticati. La vita sa che trionfalismo, superbia, sicurezza e certezza sono solo ridicoli travestimenti della miseria umana.

Tratto dal capitolo 8 di Ozio Lentezza e Nostalgia / Christoph Baker. Edizioni EMI.

La [mia] donna ideale

Ricordo ancora quando uscì nel 1992 (credo) questa canzone di Roberto Vecchioni, “Voglio una donna”. Allora avevo 22 anni, ero già alla ricerca della donna della mia vita e tutto sommato pensavo dentro di me che il buon Vecchioni aveva ragione: a me non interessavano le donne in carriera, ma quelle “di un tempo”, quelle che prima di tutto fanno le mamme, che ti curano mentre sei in pantofole e ti leggi il giornale dopo cena, che sono dolci anche se un po’ noiose.

Com’è andata, adesso che di anni ne ho 43?

Ho conosciuto mia moglie nel 1996, ci siamo sposati nel 2000 e abbiamo due figli.

Mia moglie sta facendo più carriera di me e fa bene perché di cervello ne abbiamo entrambi da vendere, ma lei è più ambiziosa.

I figli sono due e li cresciamo insieme nel senso letterale della parola; neanche dividendoci a metà le cose, ma scegliendo proprio tutto in due. E finora non posso che dire che ha funzionato benissimo!

I lavori “di casa” sono divisi esattamente a metà e non nel modo classico (per esempio il lavaggio piatti è mio, le pulizie di casa più mie che sue).

Non è certo la “signorina rambo” della canzone di Vecchioni, ma la passione vi assicuro che è sempre accesa.

E infine tutte le decisioni, grandi e piccole, vengono prese in modo condiviso, a volte anche con qualche contrasto non indifferente, perché i cervelli che ragionano (bene credo) sono due e le opinioni non sono sempre uguali. E’ più faticoso, ma anche più bello.

Perché quindi alla fine tra le diverse possibilità che avevo ho scelto non dico il contrario, ma comunque qualcosa di così diverso da quello che ritenevo adatto a me?

Ho una sola risposta: perché mi sono innamorato solo di mia moglie. E dopo 13 anni di matrimonio e 17 anni di conoscenza sono ancora innamorato almeno quanto lo sono stato in passato se non di più.

La mia vita è sicuramente più intensa e probabilmente più faticosa di quanto mi immaginavo nel 1992, ma è anche più bella.