Il sacro

Bambini con cielo stellato

Bambini con cielo stellato

Per prepararmi all’adolescenza dei miei figli ho letto “Lettera a un adolescente” di Vittorino Andreoli. Ecco alcuni estratti dalle ultime pagine del libro.

Non sono mai fuggito in cielo e non mi piace farlo nemmeno adesso, anche se credo che li siano finiti molti dei miei cari e mio padre, e lì spero io stesso di giungere, per lo meno davanti alla porta d’ingresso. Sono un uomo di questa terra, ho piani per questo mondo, e non voglio fuggire, abbandonando l’uomo.
Tutto ciò non ha fatto scemare in me l’attrazione per la sacralità, proprio perché è parte di questa terra, della mente dell’uomo.
Il sacro è qualcosa che abbiamo dentro, impiantato in noi, e ha come suo fondamento il fascino, che richiama subito un’altra parola: il mistero, appunto.
Il mistero è qualcosa che non spieghi, ma mentre constati che ti sfugge avverti che ti ha preso dentro, e per questo qualcosa hai capito.
Il “capire di non capire”, direbbe Socrate, è il comprendere possibile per l’uomo.
[…]
[Il sacro è] un’aura che non va perduta se non vogliamo diventare dei cinici, macchine razionali, deterministi capaci di ridurre tutto al “chiaro e distinto” e di negare valore a ciò che non vi rientra: definendolo nulla, errore, illusione.
[…]
Il cielo sconfinato, la sera, con le stelle che si perdono nell’illimitato, ti sconvolgono e pensi all’origine del mondo e ti perdi come fossi anche tu un frammento di stelle che vuole essere e non capire, essere parte del mistero e non un mistero svelato.
[…]
L’uomo ha la facoltà di porsi problemi e di non poterli risolvere: il limite della mente, la bellezza della mente.
[…]
C’è il mistero dell’amore, il mistero della morte, il mistero dell’esserci invece che esser nulla.
Perché il mondo e non il nulla?
Il mistero non ha nulla a che fare con l’irrazionale. La ragione ha una funzione straordinaria nella vita dell’uomo e nell’ordinarla su questa terra, ma il mistero rimane, anche per chi vorrebbe ridurre tutto alla logica e al principio di non contraddizione.
Anche il mistero è “chiaro”, preciso, intrigante, affascinante, tremendo. E la tua esistenza è parte di questo mistero e va rispettata, perché è sostanzialmente un ignoto.
[…]
Il sacro porta a Dio.
[…]
E’ straordinario avere qualcosa a che fare con questo Dio, noto oppure ignoto. E’ un mistero, qualcosa che non conosci ma che senti. C’è e non sai perché e come. E allora cercalo, dappertutto, non importa se lo troverai, essenziale per vivere è seguire il sacro e cercare una risposta.

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Papa Francesco e la festa del papà

  1. Caro papà,
    vorrei esaudire ogni tuo desiderio.
    So che tu vorresti tanto comperare una casa in Polinesia e stare un po’ di giorni con noi in telelavoro.
    Tanti bacioni!
  2. Mio caro papà,
    lo so che sei goloso
    perciò ti ho preparato un dono appetitoso
    questi cioccolatini belli e colorati
    pieni dei miei pensieri
    che a te son dedicati.
    In uno c’è il mio affetto,
    nell’altro l’allegria
    nel terzo c’è un bacetto,
    nel quarto l’euforia
    che sento se passiamo
    una giornata insieme,
    perché caro papà,
    ti voglio tanto bene!

Sono gli auguri dei miei due figli.
Mi sono “sciolto” e non posso fare altro che ringraziare.

Oggi Papa Francesco ha detto: non abbiate paura della tenerezza.

Sembra che i miei due figli l’abbiano sentito.

O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la Terra!
Con la bocca dei bambini e dei lattanti affermi la tua potenza!
(Salmo 8)